Recensione


Giancane – (Foto di Tamara Casula)

Ansia, disagio e folk’n’roll: Giancane racconta il “migliore dei mondi possibili”

Ascolta il disco Ansia e Disagio 
(Wodworm Label, 2017)

RECENSIONE – Il re è nudo! sembra urlare Giancane nel suo nuovo album Ansia e Disagio, in cui assorbe la realtà circostante e, come una cartina al tornasole, la restituisce senza mezzi termini, né indulgenza. 11 tracce impietose infrangono i cliché grazie a una poderosa ironia, vero grimaldello che scardina riti, miti e convenzioni.
Si procede per quadretti familiari pacchiani e situazioni paradossali, mentre l’imperfezione diventa la chiave di volta che sorregge tutte queste immagini sbilenche, specchio del declino dell’Occidente.

E proprio nell’imperfezione risiede la piccola, grande meraviglia di un album che non risparmia niente e nessuno: il revival anni Ottanta (“che poi hanno rotto il cazzo già dagli anni Ottanta”, Limone), i tre ruote Enjoy (Non sono ricco) e le autodiagnosi su Google. I giochi di prestigio linguistici trasformano le desinenze e gli accenti solo per asservire le parole alle necessità della rima.

È quasi commovente sentire etèro e carabiniero (Adotta un fascista, il feat. con Lucio Leoni) o soffermarsi a riflettere sull’utilizzo della parola deambulatore (rigorosamente in rima con femòre), per comprendere come la bruttezza sappia annidarsi nei dettagli con una certa grazia. 
Senza abbandonare la vena folk che è propria del suo autore, l’album vira verso dance e trash, per culminare nella conclusiva L’amour toujours (Momento Lucchesi), cover del cavallo di battaglia di Gigi D’Agostino.

In una realtà non distopica ma ormai tangibile, fatta di solitudini e subumanità di vario genere, Giancane guarda oltre e, usando linguaggi (verbale, musicale e, non ultimo, video, con il raffinatissimo esperimento del brano Disagio) masticabilissimi, riesce a spiegare l’analfabetismo funzionale anche a chi ne è fiero portatore. (Letizia Dabramo)

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