IL VIAGGIO DELL’EROINA #3

Ani DiFranco – (Foto di Nael Manuela Simonetti)

IL VIAGGIO DELL’EROINA – Inquadrare il rapporto tra donne e musica vuol dire imparare ad ascoltare anche i silenzi.
Il viaggio dell’Eroina vuole essere uno spazio d’incontro, dove figure femminili rivelano la loro complessa personalità attraverso la loro arte. Un mondo nascosto e prezioso che spesso ha dovuto superare prove e confronti col mondo maschile per riuscire a conquistare il proprio spazio. Il tempo da queste parti non scorre come siamo soliti pensare, tutto è sospeso, come in un sogno.

Rubrica a cura di Nael Manuela Simonetti

 

Il respiro cosciente

Quando ti spogli e sei nuda di fronte allo specchio inizi ad osservarti e di sicuro troverai difetti su difetti, ma stiamo parlando della superficie, io oggi non voglio fermarmi alla superficie, in generale non amo farlo, piuttosto preferisco scendere negli abissi e andare in profondità perché è lì che trovo le risposte. Ma per nuotare in quel mare nero ci vuole coraggio. E spesso non immaginiamo nemmeno di quanto coraggio siamo equipaggiati fino a quando non ci tuffiamo.

Viviamo in un mondo in cui perdere il contatto con sé stessi e con ciò che ha davvero valore è quasi inevitabile, tutto è precario, non solo il lavoro ma anche gli affetti. Intrecci che ci fanno sentire meglio a tratti ma che si fondano sul vuoto che ognuno porta in dote, legami malati che possono svanire in un istante senza lasciare traccia se non il vuoto che già esisteva prima di loro, ma col debito degli interessi da pagare.

Un gioco di parti e ruoli in cui il concetto dell’amore svuota di senso il sentimento stesso. A partire dalle radici, ovvero la famiglia, i cosiddetti legami di sangue che di fronte ai soldi sanno ben scegliere cosa ha realmente valore nella vita. Il dovere dei sentimenti, dove la parola dovere dovrebbe essere bandita. E ti chiedi come si può sopravvivere se proprio le radici sono marce o inesistenti? Eppure si può. E non solo sopravvivere ma addirittura vivere, pensa un po’! Se solo sei disposto a guardare dove nemmeno pensavi e a dare un nome alle cose diverso da quello che ti hanno imposto altri, solo perché è giusto così. Prendere una posizione camminando a testa alta col gusto di viverla davvero questa vita, iniziando finalmente a respirare con consapevolezza, assaporando il profumo dell’aria, e magari scoprire che tutto quello di cui hai bisogno è sempre stato lì nelle tue mani e che le tue radici sono altro.

“Dove sono le mie sorelle?
Dove sono i miei fratelli?
Dov’è la mia famiglia
Dove ci si bada l’uno all’altro?”

A chiederselo è Ani DiFranco in Binary, un capolavoro di poesia in musica. E come lei siamo in tanti a farci queste domande. Lei ci offre la possibilità di unirci al suo grido che cresce e si amplifica, perché anche questo è il potere della musica, di coloro che io amo definire perle rare, e Ani DiFranco è una tra quelle più rare. E proprio dal suo ultimo lavoro voglio prendere in prestito le sue parole che abbraccio con tutta me stessa, confidando in un risveglio individuale per arrivare finalmente al tanto agognato risveglio collettivo.

“La coscienza è binaria
La coscienza è girevole
La coscienza è un circuito
Quando la coscienza prevale

Devi completare il circuito
Da soli non si conosce niente
E sì, l’energia è distruttiva
A meno che non fluisca
Nei rapporti sta la scintilla
Di rapporti è fatta l’arte
E tu devi stare dentro
L’espressione di chi ti mostra
I propri sentimenti
A conversare col suo cuore

Devi completare il circuito
Non solo con gli esseri umani
Ma col cielo sopra di te
E con la terra sotto ai tuoi piedi
Quando completerai il circuito
Con ogni cosa che è viva
I confini diventeranno vaghi
E tutto il resto sono aggettivi”

 

Il photo live report di Ani DiFranco a Villa Ada a cura di Nael Manuela Simonetti

 

 

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