Intervista


Giancane – (Foto di Micaela Mattoni)

L’ansia e il disagio, l’ironia e la promessa di un nuovo pezzo per l’estate

In occasione del suo recente live allo Sparwasser abbiamo incontrato Giancane che ci ha parlato del suo nuovo album Ansia e disagio, fuori lo scorso novembre per Woodworm. Ecco cosa ha raccontato alla nostra Ilaria Pantusa (n.d.r.).

Il tuo disco si intitola Ansia e disagio e in effetti tutto ruota attorno a queste due tematiche. È un disco che senza l’ironia e il sarcasmo che ti caratterizzano sarebbe quasi claustrofobico, per il modo amaro in cui osservi la realtà, scandagliandola nel minimo dettaglio. A questo punto l’ironia pensi che sia qualcosa di necessario e quindi ce la inserisci, oppure è la tua reazione spontanea e nasce insieme alle canzoni?
È assolutamente spontanea, non è che sappia fare altro, quindi lo faccio così. Senza l’ironia non credo di riuscire a scrivere, anche perché fino ad oggi non avevo mai scritto testi, solo musica, quindi mi viene naturale, scrivo senza nessun preconcetto, anzi, forse qualche volta ce lo dovrei mettere. Uno scrive cose, queste cose possono arrivare o meno nella loro totalità, ma l’importante è che qualcosa arrivi, poi sta a ognuno di noi metabolizzarlo e filtrarlo.

In Una vita al top emergeva il tuo lato misantropo, ma non è che qui non ci sia, anzi, solo mi sembra che sia incanalato meglio, trasmette maggiore energia. La tua misantropia è reale? Quanto è invece un aspetto su cui ti piace giocare?
Cinquanta e cinquanta, anzi no, settanta è reale e trenta ci gioco. Poi alla fine mi piace stare in mezzo alla gente. Ci gioco, ma di fondo c’è, magari la estremizzo, però il pensiero è quello. Sicuramente è incanalata diversamente, hai detto bene, la tematica è leggermente diversa, ma c’è. Poi questo disco è stato scritto in altre condizioni, quindi c’è un altro approccio.

Come lo hai scritto?
Praticamente nelle pause. L’ultimo pezzo che ho scritto è stato Ipocondria, una settimana prima dell’uscita, era una bozza e l’ho chiuso a settembre.

Per quanto riguarda le sonorità, qui tutto si gioca sul folk rock e sul citazionismo, quindi si va dai sintetizzatori anni ’80 alla ballata in stile 883 come in 2 volte 6. Ne viene fuori un album ben amalgamato e molto piacevole, divertente anche a livello melodico (sono un’affezionata del “Momento Lucchesi”). Quali sono i tuoi punti di riferimento?
Sono principalmente italiani, da Vasco Rossi agli 883, Gigi D’Agostino, un sacco di punk, un sacco di folk e country. Poi mio zio faceva elettronica negli anni ’80 e io ci vivevo insieme quindi per forza di cose anche questo mi ha influenzato. Per esempio su Limone ho usato cose sue dell’epoca, a parte la batteria.

Con Lucio Leoni avete ripreso il brano Adotta un fascista, nato dall’esperienza di Kahbum – la serie, e lo avete riarrangiato. Potreste ancora collaborare insieme? Con chi altro ti piacerebbe lavorare?
Sicuramente mi piacerebbe collaborare ancora con Lucio, ne abbiamo parlato. Ci siamo trovati particolarmente bene, nonostante abbiamo modalità di scrittura che sono completamente agli opposti, lui usa mille parole, io tre, però abbiamo trovato un giusto compromesso. Non essendo un autore di testi, io non avevo mai scritto con nessuno, è stato bello, soprattutto perché era lui. Un altro con cui mi piacerebbe lavorare è Max Pezzali oppure Tizianone Ferro.

Anche tu con Tiziano Ferro? Facciamo un appello congiunto per te e Lucio!
Sì, siamo legati da Tiziano, io e Lucio. Più di quello che ha fatto Lucio però io non so che fare (ride).

Il Muro del Canto ora a che punto è?
Stiamo per iniziare a registrare il quarto disco, abbiamo quasi finito la scrittura e penso che in autunno usciremo.

Quanto è importante per te mantenere in piedi tutti i tuoi progetti? Quanto è faticoso?
È importantissimo, perché non farei altro, mi piace, è una vita che ho scelto e che fortunatamente sta andando. È molto impegnativo, soprattutto per una persona disorganizzata come me. L’estate del 2016 stavamo in doppio tour, ho fatto tipo duecento date in un anno, non ce la facevo più, è stato un anno assurdo, bellissimo e assurdo.
Ora stiamo in pausa col tour, Daniele (Coccia Paifelman – n.d.r.) ha il suo progetto e sta andando, poi probabilmente nell’autunno prossimo ci sarà qualcosa che faremo in parallelo, ma si affronterà. Sono due progetti completamente diversi, in uno metto un lato di me, nell’altro ne esce fuori un altro ancora.

Chi sono i prossimi soggetti che ti piacerebbe prendere di mira, dopo bambini, vecchi e tizi che indossano le Hogan blu?
Sto preparando un pezzo nuovo per l’estate (ride). Per ora è in fase embrionale, ma penso che la trap e il raeggeton saranno le cose da prendere di mira. Per ora sono questi i due macrotemi che vorrei approfondire, sto cercando di approfondirli, anche con disgusto (ride).

Un saluto a Lester?
Ciao Lester, grazie!

(Intervista raccolta da Ilaria Pantusa)

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