FOLK / PSICHEDELIA

Jason Simon

Jason Simon – (Foto di Massimiliano Franchi)

 

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09 maggio 2017 – Locanda Atlantide

LIVE REPORT – Solitamente i Dead Meadow chiamano a raccolta un pubblico numeroso. In questa occasione solo 1 dei membri del gruppo si è esibito a Roma in quel della Locanda Atlantide. Probabilmente Jason Simon, il cantante/chitarrista della band americana in tour per presentare il suo secondo disco da solista, Familiar Haunts, è stato sopraffatto dalla leggendaria regola romana del “più siete e più gente portate”, fastidiosa quanto paradossale quando non puoi avere ‘amici’ in una città non tua.

Fatto sta che, per i presenti (comunque non pochi), la serata organizzata da Roma Against è stata di ottima fattura e ben bilanciata, considerando anche le band in apertura.
Indisturbato e fermo Simon ha concesso di sé ciò che aveva, la sua musica, da solo, alternando banjo e chitarra, con alcune basi realmente atmosferiche, portandoci nel suo mondo pazientemente. Proposte di siffatta fattura, dotate di semplicità e talento, non vanno sottovalutate. A raffica, prediligendo le composizioni brevi, le sue note indolenti, bisogna ammetterlo, ci hanno letteralmente sequestrati: The People Dance, The People Sing racchiude i sensi anche dal vivo, giustificando l’accostamento apparentemente azzardato fra country e psichedelia.

Pertinenti e avvincenti le esibizioni dei gruppi spalla, a cominciare dagli El Paso, trio con sella alternative e reminiscenze grunge, alla Locanda in una versione acustica assolutamente inedita che ci ha piacevolmente colpito e, sottolineiamo, più di quanto ascoltato in versione elettrica sull’EP 2Days 24Hours: è evidente che il gruppo ha idee e personalità chiare, il progetto è giovane, si farà. The Witch sarebbe stato un ascolto consigliato a priori, dal vivo, nello spazio ‘aperto’ del locale è stata clamorosa.

L’introduzione vera e propria alla serata è stata svolta egregiamente dai McFly’s Got Time, anche loro in versione per così dire rimaneggiata, in duo semiacustico. Si definiscono una dancy-folk band e anche solo in due riescono a chiarire, declinandolo con ardire e ardore, tale concetto. In particolare, è risultata adeguata e convincente la sana foga e personalità di Alessandro Speranza, chitarra acustica, voce e slancio tipici del più genuino John Martyn.
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Si ringrazia Massimiliano Franchi per il contributo fotografico

 

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