JAZZ / ROCK

Knup Trio

Knup Trio – (Foto di Nael Manuela Simonetti)

 

Non solo jazz e fioriranno

05 maggio 2017 – Defrag

LIVE REPORT – Avevamo già avuto modo di apprezzare il Knup Trio dal vivo, in un bel pomeriggio nella nostra Music Area (che v’invitiamo sempre a visitare), in un’atmosfera intima e raccolta, dettata dalle caratteristiche della location (e dalle disposizioni di quartiere). Non ci siamo lasciati scappare, quindi, l’occasione di rivedere il Trio alle prese con un palco vero, quello del Defrag, su cui la band ha potuto esprimere appieno tutta la sua potenza.

L’omonimo esordio discografico (Knup! – 2015) ha raccolto in giro consensi unanimi, combinando in maniera efficace ed originale un approccio jazzistico ad un’attenzione particolare per l’impianto melodico delle composizioni, che dà al tutto un sapore nettamente rock. Una proposta, quindi, fruibile a più livelli, che trova già nel suo nome (leggere Knup al contrario) una ragion d’essere e una dichiarazione d’intenti. Quest’aspetto più sanguigno, ovviamente, se si poteva già intuire su disco, trova nell’espressione del live la sua dimensione più congeniale.

Fabrizio Boffi (tastiera) ed Emanuele Tommasi (batteria) si posizionano ai lati opposti del palco: il loro è un dialogo continuo, un incontro/scontro in cui il contrabbasso di Francesco De Palma ha il difficile ruolo di mediatore, ricoperto con stile ed estrema saggezza.
La tastiera di Boffi espone il tema, la batteria di Tommasi, con le sue dinamiche e controtempi, risponde a tono, in maniera violenta, portando il tema iniziale fino all’estrema saturazione per farlo letteralmente implodere e deragliare verso altre direzioni, in cui le progressioni melodiche intrecciano i Radiohead al free jazz, per poi, infine, ritrovare trionfalmente la via di casa, grazie ai tempi dettati dalle linee di basso di De Palma.

Come accade in Coniglio Bianco, con il suo devastante incedere crimsoniano, o in Mr. Jack, che inizia con un motivo magniloquente, di stampo classico, ma che Boffi suona in maniera sempre più marcata, fino a pestare letteralmente a sangue la sua tastiera (e qui risulta evidente l’attitudine punk con cui viene trattata una materia tanto complessa) per renderlo dissonante, prima di sciogliersi in una semplice, struggente coda finale che ricorda i Pink Floyd di A Saucerful of Secrets.

Attendiamo con ansia una seconda prova dei Knup Trio, per vedere se porteranno ancora più avanti la loro sperimentazione di forme e stili, ma per il momento, l’ascolto sia su disco che dal vivo, è fortemente consigliato. (Angelo D’Elia)

 

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