PSYCHEDELIC ROCK

L.A. Witch

L.A. Witch – (Foto di Nael Manuela Simonetti)

 

Less is more, diceva il poeta

09 marzo 2017 – Monk (Circolo Arci)

LIVE REPORT – Il giovedì di coppa, purtroppo, da sempre, mal si sposa con certe proposte che potremmo definire di nicchia. Se non vi è un nome davvero di richiamo, è estremamente difficile spostare le masse dalla consuetudine dell’intimità di casa o del ‘pub sotto casa’ (in particolar modo quando in campo c’è la Maggica). Non me ne vogliano gli sportivi nell’esprimere un semplice dato di fatto, nessun tipo di giudizio.

Questa piccola premessa per dire che, come credo si fosse già capito, la presenza all’evento in questione è stata esigua, ed è un vero peccato, perché il trio losangelino delle L.A. Witch avrebbe meritato ben altro riscontro. Nel mare di band filo-psych/garage/punk che negli ultimi anni sono andate formandosi e propagandosi come funghi (allucinogeni), queste tre piccole streghe si distinguono per un sound estremamente compatto e ce lo hanno dimostrato con un’esibizione tirata e senza fronzoli.

Less is more, diceva il poeta, ed è un assunto perfettamente applicabile alla musica delle Witch, che fanno dell’essenzialità del power trio la loro potenza. Entrano sul palco con piglio deciso e l’attacco di You love nothing delinea subito il mood della serata. Un riff semplice, preso direttamente da I want you dei Troggs, suonato in maniera debitamente sporca e sgraziata dalla bella e misteriosa Sade Sanchez, che canta come una giovane Hope Sandoval, ma meno romantica e più disillusa. La segue subito Irita Pai, al basso, con trame semplici e ipnotiche, dal piglio marcatamente bluesy. Sostiene il tutto il drumming Ellie English, essenziale, ma potente e preciso (non risulta fuori luogo, in questo caso, citare la ‘solita’ Meg White).

Semplicità e potenza quindi, ripetitività sporcata dal delay e tonnellate di distorsioni che, suonate con la giusta attitudine, si tramutano in oscura psichedelia, questo ci offrono le L.A. Witch in poco più di un’ora di esibizione coinvolgente e senza sbavature.
Una piccola nota in calce: prima del concerto, il match di coppa era ampiamente e comodamente proiettato nell’area ‘salotto’ del Monk Club. Questo per dire che, per evitare in futuro di perdersi piccole perle come quella di cui vi ho parlato finora, è possibile conciliare la passione per lo sport e quella per la musica: basta un piccolo sforzo di volontà. (Angelo D’Elia)

 

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