Recensione


LeSigarette

Il ritorno del pop irriverente de LeSigarette

Ascolta il disco La musica non serve a niente
(‘N etichetta, 2017)

RECENSIONE – Ma sarà proprio vero? Che la musica non serve a niente? A qualcosa servirà. Anche solo a confonderci le idee. A punzecchiarci. Proprio come fanno LeSigarette con questo nuovo album. Il duo romano con La musica non serve fonde un pop irriverente con strutture math-rock e ritmi sincopati, un mix che ci spiazza e al tempo stesso ci coinvolge e diverte. Sotto l’apparente, sonora risata si nasconde un invito a riflettere sulle piccole ma grandi cose di ogni giorno, sulla falsa riga di guru come Elio e Le Storie Tese. Puro talento musicale, insomma. Unito a testi pungenti. Secondo noi è qualcosa di utile.

Dalle continue giravolte e i ritmi quasi sul funk di Muoversi al “jazzcore” della traccia che dona il nome all’intero disco, dai toni su di giri di Siluro a Bicicletta, brano più disteso rispetto agli altri, per giungere poi alla rabbia senza mezzi termini di Vaffanculo: LeSigarette con questo nuovo capitolo si reinventano, creando uno stile tutto loro, più maturo ed innovativo.
Un suono caldo e avvolgente, un po’ sporco, molto libero e spensierato ma profondo e a tratti anche un po’ amaro. Un duo sperimentale che funziona perfettamente, un legame solido che porta novità sul panorama musicale e continuerà a crescere e a regalarci grandi cose. Un disco vario, qualcosa di insolito nella scena indipendente, non solo romana ma anche a livello nazionale.

In conclusione, la banalità non è di casa. I due hanno le idee ben chiare, la giusta bravura e la giusta inventiva per creare musica, una musica coraggiosa e a tratti impertinente che sveglia le menti.
Un pop che, come dicono loro, va contro se stesso, esplorando territori musicali lontani, più complessi e mai scontati. Energia, allegria, ma con un pizzico di rabbia, pura libertà e tanta voglia di fare: sembra essere questa la ricetta de LeSigarette, ricetta che si rivela giusta e del tutto nuova. Bentornati, LeSigarette. (Francesca Marini)

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