LESTER PIÙ #5

LESTER PIÙ – I Sensi si mischiano e si confondono, si assegnano ruoli inediti e subentri. L’udito che non ha mai visto, ci vede di più.
Che si tratti di Letteratura, Cinema o Arti Figurative, abbiamo una patologia, che ci costringe nell’essere Umani curiosamente completi, che si muovono in ampi spazi culturali. Solo che, ogni volta che fronteggiamo un’opera d’arte, abbiamo una colonna sonora ad hoc che parte. Autonoma.
Soprattutto a Roma. Tranquilli: contiamo anche di segnalarvi gli eventi che provocano grandi acuti della nostra disfunzione. Per sentirsi meno soli.

Rubrica a cura di Marco Pacella e Angelo D’Elia

 

In un libro le foto di Mike McCready

In anni di rapido sviluppo tecnologico non sorprende che un po’ ovunque tornino a galla strumenti considerati desueti e troppo presto riposti nel più buio dei cassetti. Non fa eccezione in questo la fotografia: accanto alle fotocamere iperprecise/iperfredde nel restituire le immagini compresse in una manciata di pixel, ecco spuntare qua e là le care vecchie Polaroid, a ricordarci di un tempo in cui era a loro che dovevi fare riferimento per avere in mano in pochi istanti il risultato fisico e concreto dello scatto.

Nel mondo del rock c’è un musicista che dalla Polaroid non si è mai separato, stiamo parlando di Mike McCready, storico chitarrista dei Pearl Jam. E il risultato di anni e anni di scatti in giro per il mondo è ora raccolto nel bel libro Of Potato Heads And Polaroids. My Life Inside And Out Of Pearl Jam, pubblicato negli Stati Uniti da powerHouse Books (240 pp., 35 $).

Un libro prezioso per chi segue da tempo la band di Seattle, ma utile anche per ricostruire pagina dopo pagina la scena, i contatti, le amicizie e i sorrisi fra le foto “vissute”, sbiadite o nitide, sfocate o sgualcite che si susseguono fra le pagine del volume.
Costruito volutamente come un album di famiglia, senza un preciso schema compositivo, senza capitoli o aree tematiche, il libro mostra piuttosto un accumulo che crea una sorta di flusso di coscienza e in cui si compenetrano scene di backstage, ritratti di famiglia, immagini del pubblico nel sottopalco, viaggi in giro per il mondo o semplici passatempi fra un tour e l’altro. Quella di McCready per le Polaroid è una passione di lunga data, e infatti, come ricorda Danny Clinch (uno degli storici fotografi ufficiali della band) nelle brevi note della prefazione, non è difficile scorgerlo anche sul palco, chitarra in una mano e macchina fotografica nell’altra, a fermare un breve e fugace scatto di una delle centinaia di serate che con i suoi Pearl Jam o con diversi altri progetti ha compiuto in lungo e in largo nel mondo.

Una nota ironica è invece quella del “Potato Head” che risalta anche nel titolo del libro. Si tratta del popolarissimo giocattolo a forma di patata con occhi e orecchie, reso celebre anche dal film Toy Story: in molti, da Neil Young a Tom Petty, da Kirk Hammett al compianto Chris Cornell, compaiono negli scatti abbracciando o giocando col Mr. Potato di Mike, e l’immagine stessa di copertina rappresenta un po’ la summa dell’intero volume: un giovane e ossigenato Mike versione mid-nineties si ritrae in primo piano in compagnia di Potato; sul fondo, quasi impercettibili nella sfocatura dell’immagine, ecco spuntare nella penombra i Ramones: un selfie di tutto rispetto. (Marco Pacella)

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