POST-ROCK

God Is An Astronaut – (Foto di Nael Manuela Simonetti)

Sotto un manto di stelle

10 luglio 2017 – Villa Ada/Roma incontra il mondo

LIVE REPORT – Sotto un manto di stelle, Roma bella m’appare. Poco importa se a Villa Ada alzando gli occhi al cielo di stelle se ne vedano poche, perché il drappo stellato e scintillante che fa da scenografia ai God Is An Astronaut è sufficiente ad introdurre il viaggio nello spazio che si consumerà nelle quasi due ore successive. Dopo lo spostamento del Viteculture festival all’Ex-Dogana, originariamente previsto a Villa Ada, Roma incontra il mondo-Villaggi possibili, insieme ad ARCI e d’ADA, ospitano una kermesse ricca di nomi echeggianti. Villa Ada accoglie la band irlandese dopo un avvio di rassegna esaltante che ha già visto susseguirsi sul palco Coez, Suicidal Tendencies, Ani DiFranco, The Sun Ra Arkestra, La Batteria e Colle der Fomento.

Presentissimi in Italia pressoché ogni anno, i God Is An Astronaut tornano a Roma di lunedì ma, nonostante la difficoltà della giornata post week-end, la risposta del pubblico è commisurata al grande evento. Nulla di nuovissimo ma un’intera carriera (l’ultimo album, Helios/Erebus, è del 2015) viene raccontata attraverso quindici brani-monumento come Helios/Erebus, Fragile, Vetus Memoria, Echoes, Suicide By Star. Tanti estratti dal capolavoro All Is Violent All Is Bright (solo Red Moon Lagoon dal discusso Origins) costruiscono una scaletta ben architettata, fatta di soliloqui, crescendo ed esplosioni.

I GIAA sono ad un livello elevatissimo di qualità live, consapevoli di saper maneggiare alla perfezione un giocattolo rischioso come il post-rock. La loro saggezza risiede nel saperlo modellare e livellare all’interno di ogni esibizione, creando espedienti di volta in volta diversi. Il pubblico balla, si commuove e gode delle impercettibili contaminazioni tra un periodo storico e l’altro della band. Uno show travolgente al quale ogni amante del rock, in qualunque maniera vogliate declinarlo, necessita di assistere.

In quindici anni di carriera i God sono diventati un monumento al post-rock, un baluardo per chi combatte contro i pregiudizi nei confronti del genere e una sicurezza per chi ama la pulizia nei live. Come sempre, autorevoli. (Stefano Capolongo)

 

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