Recensione


Luca D’Aversa

Osservarsi da fuori per conoscersi meglio

Ascolta il disco Fuori  
(DIY Italia, 2018)

RECENSIONE – Osservare le cose da un’altra angolazione, generare un punto di vista ex-post fatto di consapevolezze nuove e dolcemente umane. Un po’ come il paracadute di Giorgio Poi ma non così lontano dalla terra, anzi. In altre parole Fuori. Questo il titolo del secondo album di Luca D’Aversa, cantautore romano fuori per DIY Italia.

Quattro anni dopo l’esordio il cantato si fa più asciutto, forte di una maturazione importante che si rispecchia a pieno in ogni aspetto dell’album, dai suoni alla narrazione. Proprio quest’ultima è il punto di forza dell’intero lavoro, innestandosi su un concept di matrice psicologica che riflette su quella cesura tra l’inizio e la fine di qualcosa. Sia esso un rapporto amoroso, un comportamento, un modo di vivere, i testi conducono sempre ad una via d’uscita identitaria in cui ritrovare vitalità e speranza per il futuro.

Quasi come una cura psicoterapeutica le tracce si muovono su un crinale positivista che racchiude tutto il lavoro fatto per arrivare ad una condizione libertaria e primigenia quasi di fanciullo. Pressoché ogni brano reca in sé un momento simbolico, una frase iconica legata alle altre da un fil-rouge fatto di pensieri irrazionali e autentici:
– Voglio scoprire i colori mentre cammino;
– Perché il deserto è libero, puoi far come ti pare, ma poi la notte arriva puntuale;
– Il tempo che peggiora non mi tocca e mi rigenera e diventa la cura;
– Non voglio essere il tuo grande esempio, no. Non voglio;
– A forza di aspettarti mi dimentico di me, davvero non ricordo più chi sono;
– Sarebbe ora di svegliarmi ora, anche se non ho voglia.

In una struttura così composita spiccano due momenti intensissimi: Bisognerebbe (ricordarsi che stare bene è al primo posto) e Voleranno via. Semplicissima nel sound e nel messaggio la prima, già tra i migliori singoli italiani dell’anno la seconda.
L’impianto pop è pressoché perfetto ed è la culla entro cui ogni ben assestato impulso elettronico, blues, soul (ricorrenti di traccia in traccia) amplifica il proprio valore lasciando apprezzare tra le righe un certo gusto à la Niccolò Fabi e slacciandosi completamente dal (ormai) ridondante sound It-Pop dominante.
Fuori è un disco di rinascita a tutto tondo, un bagaglio di consigli profondissimo, uno sprone a liberare il proprio potenziale nascosto, il segnale inequivocabile che si può cambiare per fare del bene a se stessi. Senza dimenticarlo mai. (Stefano Capolongo)

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