FOLK – INDIE ROCK

Mòn

 

Il raffinato indie dei Mòn

Ascolta il disco Zama
(Urtovox, 2017)

RECENSIONE – Buone vibrazioni. Questo è il sentimento che ho percepito durante l’ascolto di Zama, primo lavoro in studio dei Mòn. Le dieci tracce presenti nel disco riescono a fondere insieme generi diversi fra loro come a rimarcare con forza l’idea che nella musica non ci devono essere confini ma solo la voglia di comporre e divertirsi, con l’obiettivo ultimo di suscitare emozioni forti nell’ascoltatore. Con questo lavoro ci sono riusciti alla grande.

Nessuno direbbe che i Mòn, formati da Rocco Zilli (voce, synth, chitarra), Carlotta Deiana (voce), Michele Mariola (chitarra), Stefano Veloci (basso) e Dimitri Nicastri (batteria), siano italiani, romani per l’esattezza. A farci andare fuori strada gioca in primis la scelta di cantare in inglese, che regala quel tocco di fascino in più ma soprattutto la scelta inaspettata da parte di una band italiana di abbracciare un genere come l’indie, ormai troppo inflazionato e sdoganato, poco commerciale, che nel nostro paese non ha mai trovato terreno troppo fertile. Ma tutti questi “ma, forse…” possiamo metterli subito da parte perché questa volta il risultato raggiunto è davvero di ottima qualità.

Melodie molto raffinate ed eleganti si innestano in ritmiche più aggressive, quanto basta, griffate da chitarre distorte e synth psichedelici che danno quella carica che ti fa venir voglia di alzare il volume al massimo. Lo spettro sonoro abbraccia qui idealmente quello cromatico, nitido e curato in ogni dettaglio. Perché è proprio il dettaglio che fa la differenza nel riconoscere la buona musica e quella dei Mòn lo è senza dubbio.

In questo disco c’è davvero tutto quello che un ascoltatore senza barriere di genere e confini musicali può desiderare. Dall’indie di seconda generazione al rock classico, fino ad arrivare al folk passando per dinamiche gustosamente funky. Insomma chi più ne ha più ne metta. That Melts Into Spring racchiude un po’ l’idea di quanto appena detto. La traccia di apertura del disco invece, Lungs, alterna ad un cantato molto sottile, quasi sussurrato, accompagnato da un tappeto di suoni che danno profondità e sostegno alla voce, un frastuono di chitarre distorte scandite dalla potenza martellante della batteria negli ultimi secondi del brano. La dimostrazione lampante che in musica tutto è concesso.
Tutto questo è Zama. Un’alternanza continua di sonorità diverse tra loro che trovano nell’unione musicale il loro punto di forza. Un disco di un altro livello. (Antonio Ciruolo)

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