PENSIERI TROPPO ALTI E SCOLLEGATI #2

La la Land

PENSIERI TROPPO ALTI E SCOLLEGATI * – Non esiste un limite preciso di quello che è dentro e fuori questa pagina. Leggendo, ascoltando musica e osservando l’industria dello spettacolo attraverso lenti diverse, possono prendere forma considerazioni personali, sensate o del tutto casuali. Capita a tutti, ma qui rimangono per iscritto.
(* Offlaga Disco Pax, Tono metallico standard)

Rubrica a cura di Silvia Protano

 

Prima di tutto un bel musical

Un mese fa si è tenuta la cerimonia degli Oscar, dove lo stra-favorito La La Land di Damien Chazelle si è reso protagonista di numerose premiazioni e di un memorabile scambio di buste. Perché ora anche Lester se ne occupa? Perché in mezzo alle chiacchiere bisogna ricordare che La La Land è prima di tutto un bel musical, che infatti ha visto riconosciuta come miglior canzone la sua City of Stars, innegabilmente superiore agli altri pezzi candidati quest’anno.

Pur non avendolo capito molto – tanto che continua a essere descritto come un film romantico mentre è la storia più cinica e disillusa degli ultimi anni – su questo film tutti hanno un’opinione, dalla migliore che possa venire in mente fino alla peggiore, passando per accuse di whitewashing, mansplaining ma soprattutto di una pessima rappresentazione del jazz. In merito, le critiche più dure sono arrivate da Seve Chambers su Vulture (articolate sì, ma non necessariamente condivisibili), mentre molti altri pezzi possono tranquillamente essere archiviati tra le cose che bisogna dire per forza per dimostrare di essere superiori a un prodotto di successo.

Qualsiasi cosa se ne pensi, il jazz per Damien Chazelle è un punto fisso: non solo La La Land e Whiplash, che un paio d’anni fa gli valse le prime candidature agli Oscar, ma anche il suo debutto del 2009 mai distribuito in Italia: Guy and Madeline on a Park Bench, costruito addirittura proprio sul ritmo di una jazz session. Chazelle a parte, quello del jazz al cinema è un filone su cui si potrebbe scrivere una lunga storia includendo documentari come lo splendido Let’s Get Lost o il recente What Happened Miss Simone?, musical come Alta Società o All That Jazz, pezzi di storia come Il Cantante di Jazz (del 1927!) o Stormy Weather e, infine, pure pellicole come The Gig o Round Midnight.

Poi, ovviamente, i biopic. Lester ve ne propone tre su altrettante figure chiave del genere, a seconda di quanto indietro vogliate andare con la storia del cinema. Il consiglio che Chazelle vi darebbe ora però è di non guardarli troppo – se non volete sentirvi dire che siete citazionismi – e di non farvene un’opinione, che secondo la stampa di settore solo i neri possono parlare di jazz.

La Signora del Blues (1972) – TRAPASSATO REMOTO
Diana Ross interpreta il tributo perfetto a Billie Holiday, rimanendo esattamente a metà tra il suo stile personale e quello della diva

 

Bird (1988) – PASSATO REMOTO
Forest Whitaker interpreta Charlie Parker nel film di Clint Eastwood, altro regista molto innamorato del jazz

 

Born to be Blue (2015) – PASSATO PROSSIMO
Ethan Hawke interpreta magistralmente Chet Baker in una versione romanzata della sua già romanzesca vita

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