Recensione


Pop X

Il nonsense è una cosa seria

Ascolta il disco Musica per noi 
(Bomba Dischi, 2018)

In uno spazio esclusivo come quello delle recensioni, dedicato unicamente agli artisti della Capitale, di tanto in tanto apriremo le porte a proposte che provengono dal suolo nazionale ma, condizione imprescindibile, sono prodotte da etichette romane. (N.d.R.)

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RECENSIONE – Sulla difficoltà e sulla, probabile, inutilità di definire un prodotto come Pop X si è già detto molto. Il figlio più strambo della grande famiglia di Bomba Dischi torna con un secondo album ancora più assurdo e sfumato del precedente. Proprio Lesbjaniti (2016) aveva diviso il pubblico tra chi vedeva in Panizza un astro nascente del demenziale (perché no, un lontano discendente di Freak Antoni) e chi lo considerava un totale bluff, ben lanciato e sponsorizzato ma senza nulla da dire se non volgari invettive e illogicità. Alla fine forse fu proprio l’impatto dirompente di un progetto così diverso, quel sound à la Alberto Camerini degli anni 10, le rime sghembe ma funzionanti, il canzonare pesantemente i colleghi più importanti, quell’abuso di autotune che diventava quasi coraggioso e quel mood a metà tra una merda d’artista di manzoniana memoria e un limerick, a promuovere il professore trentino con un sette pieno. E, perché no, ad incoraggiarlo sulla bontà del suo progetto.

Dopo nemmeno due anni arriva, sempre per Bomba, Musica per noi. Stavolta in copertina c’è lo stesso deus ex machina Panizza che sembra già cavarsi d’impaccio con un gesto inequivocabile. A rinforzare questa idea sono le sue stesse parole: “Sarò sincero con voi, questo disco a volte mi piace a volte mi fa schifo, a volte sono fiero di averlo fatto a volte mi vergogno e mi chiedo che senso abbia generare e divulgare materiale di questo tipo. E’ un disco che se non avessi avuto un’etichetta avrei pubblicato nell’istante in cui fu creato, circa sei mesi fa. In questo disco ho voluto esplorare l’invecchiamento, l’idea che invecchiando il mondo mi appare sempre più divertente e deprimente allo stesso tempo, in molti brani mi sono immedesimato in un anziano e mi sono divertito”.

Urgente come sempre. Sì, ma l’urgenza di Pop X è stavolta estrema e poco ragionata. Il risultato è la difficolta ad andare oltre alcune divertenti beffe-citazioni (Liberato, Litfiga; Carl BraveXFranco126,Teke Taki; Ghali, Carablia; Alan Sorrenti, Figli di puttana) lasciando con un pugno di mosche chi si aspettava qualcosa di originale. A mancare all’appello sono anche i singoli. Non c’è la spigliatezza di Frocidellanike, è assente il divertimento di Secchio, latita la malinconia di Mister V. Tutto è avvolto in un tappeto afasico che non lascia momenti da ricordare, un marasma inutilmente arcano e kitsch che ha dalla sua solamente il capriccio di ricordare un certo linguaggio bambinesco, sconnesso e liquido nella sua incoscienza.

Esiste ancora un limite all’autocontrollo, specie nella misura in cui esso definisce il perimetro di un prodotto che ha qualcosa da comunicare. Se Lesbjaniti giocava tutto su quella triplice misura in border line tra nonsense puro, schizofrenia e genialità, Musica per noi perde qualsiasi velleità di essere compreso, divorato dal narcisismo e da una volontaria impenetrabilità di significato. Molto più semplicemente, azzardiamo, una presa per il culo? (Stefano Capolongo)