RAP / HIP HOP


Rancore

La “Musica per bambini” che scruta l’anima nera del mondo

 

di Ilaria Pantusa

RECENSIONE – “È musica che non vende, di certo non fa i milioni/ portando rispetto a tutte le donne scrive canzoni/ musica che non parla di soldi e di medaglioni/ per questo quando l’ascolti mi dici Che due coglioni!”. Sono questi i versi centrali di Underman, canzone posta in apertura di Musica per bambini, l’ultimo lavoro di Rancore, nome d’arte di Tarek Iurcich, il rapper romano che fa dell’Hermetic Hip Hop la sua forma d’espressione favorita. Come ogni canzone d’apertura che si rispetti, Underman è una sorta di manifesto di questa nuova fase artistica intrapresa da Rancore, perché sintetizza e presenta i temi e gli umori che si susseguono e rincorrono nelle dieci nuove tracce.

Presa in considerazione la sua provocazione, ci si può anche permettere di dissentire, perché quella di Rancore sarà pure musica tutt’altro che leggera, ma di sicuro non annoia, piuttosto obbliga alla riflessione, all’ascolto attento. Mentre le basi musicali, curate da nuovi e vecchi produttori, Jano, Maiden e 3D, e da Rancore stesso, coinvolgono e trascinano in un vortice emotivo oscuro e intricato, i testi, interpretati con disperazione e rabbia che non smentiscono la vena ‘rancorosa’ di Iurcich, suggeriscono mondi ipotetici e realissimi in cui fare i conti con se stessi, gli altri e la difficoltà comunicativa è qualcosa di inevitabile e imprescindibile.

Tra i brani più potenti non si può non citare Giocattoli, in cui una relazione che si intuisce essere ‘usa e getta’ viene raccontata con metafore e parallelismi che fanno pensare ad un mondo infantile che resiste, nella sua valenza negativa, in quello adulto, tutto teso verso un nichilismo che non porta a nulla, proprio come già anticipato in Underman, quando canta “farò morire un mondo giovane senza un perché/ la stessa cosa che il mondo ha fatto con me!”. È questo mondo disilluso e traditore di sogni il principale destinatario di Iurcich, un mondo nel quale “non ci si può più associare” (Centro asociale), perché “è in mano a un sadico/ che usando l’ironia ha conquistato il tuo linguaggio/ forse ha interpretato tutto in modo troppo pratico/ di farsi le domande vere non si ha mai il coraggio” (Depressissimo).

Essendo un album profondamente critico e indagatore, non mancano le stilettate alla musica contemporanea, che proprio Depressissimo prende di mira con i suoi superlativi che sono quasi parodia di se stessi, proprio come quei ‘rapper scarsissimi’ e quei cantautori che fanno del disagio la loro bandiera, ma spesso non sanno neanche cosa sia il male di vivere, così Rancore glielo sbatte in faccia e dice “Io l’esempio della malattia di questa nuova era”. E c’è da credergli, se afferma che questo disco lo ha scritto usando la musica come psicoterapia e le rime come anti-depressivo o quando afferma di esser stato “sincero come un bambino”, perché, attraverso la frenesia delle rime e della musica, questo suo sguardo disincantato entra nella pelle e obbliga a guardare questo mondo negli occhi, con tutto ciò che significa assumersi il rischio di scrutarne la sua anima più nera.

Rancore – Musica per bambini
(Hermetic, 2018)