FOLK / SUICIDE POP


Spiritual Front

Non è un Paese per gli Spiritual Front

 

di Simone Vinci

RECENSIONE – In uno scenario musicale in cui musica da etichetta e musica indipendente si sono mischiate in un brodo chiamato ItPop, in un Paese in cui il Concertone di Roma del Primo Maggio ha svecchiato la sua line-up (finalmente) e va a fare concorrenza al MiaMi nel primo posto dell’immaginario collettivo, in questa apocalisse zombie dove annunci e presenzialismo hanno preso il sopravvento sulla musica stessa, diamo il bentornato a chi la musica la sa fare davvero: gli Spiritual Front.

Il gruppo di Simone “Hellvis” Salvatori, composto da Andrea Freda alle percussioni e Riccardo Galati alle corde, è tornato in studio per dare una nuova vita alle sonorità folk/suicide pop che hanno contraddistinto la loro identità nel fenomenale Armageddon Gigolò (2006). Dopo di esso, gli Spiritual Front hanno sì fatto un passo falso con Rotten Roma Casinò (2010), ma attraverso il loro carisma e con il bel Open Wounds (2013), sono riusciti a consacrarsi come certezza musicale in campo internazionale collaborando con artisti del calibro di Lydia Lunch & Cypress Grove.

Amour Braque arriva in uno scenario strano, ma rappresenta, per l’Italia, uno degli album più belli dell’anno e un prodotto d’esportazione di qualità. Durante le 13 tracce risalta il suono maestoso dei Front, unito a qualcosa di più moderno rispetto al passato, ma che dona una nuova visione del cupo immaginario che richiama al neorealismo, ad una certa atmosfera oscura e malinconica che si trova nelle immagini dei film con Sophie Marceau e Francis Huster, nelle parole amare e agre di Pasolini o nel nichilismo di uno Spaghetti Western.
Amour Braque è un disco che non ha, effettivamente, un punto debole, né un pezzo concepito per essere fine a se stesso o superiore agli altri, è un disco pieno, lineare, che dimostra la carica e l’estrema qualità del rock/pop/folk della band.

Tutta l’evocazione succitata è sì frutto dell’ascolto di Tenderness Through Violence, di Battuage e di Pain is Love, i pezzi che più mi hanno colpito, ma anche della copertina del disco, opera di Saturno Butto, che richiama l’immaginario erotico che riempie da sempre i testi degli Spiritual Front, legandola, a mio avviso, a quella di Armageddon Gigolò. In quest’ultima un uomo era intento a baciare il capezzolo di un seno femminile, oggi spiritualmente l’azione continua, portando l’uomo faccia a faccia con la donna, con la loro debolezza pronta ad essere difesa a colpi di serramanico. I due amanti simbolo dell’amore e dell’erotismo, che trovano sfogo nella depravazione come soluzione ad una vita arida.

In Italia il gruppo non ha lo stesso spazio che trova nel resto del mondo. Questo Paese non è adatto agli Spiritual Front o forse non è pronto? L’immagine social di un gruppo o un personaggio ha molta più importanza della musica suonata, ma cosa rimane della visione di un gruppo se non il messaggio che esso trasmette tramite la musica? Anche gli Spiritual Front hanno una loro immagine, Simone H. Salvatori ha il proprio stile, il proprio modo di fare e tutto il resto, ma dietro, per fortuna, c’è molta sostanza e questo disco lo dimostra, rispondendo anche al problema più comune della musica italiana, ossia la totale assenza di coraggio, laddove tutto sembra un revival che conviene per abbassare il livello medio e ‘rendersi’ più fruibili a tutti.

 

Spiritual Front – Amour Braque
(Prophecy, 2018)