Recensione


Statale 66

La Musica gioiosa e universale

Ascolta il disco Rock Trip Vol.1
(Goodfellas, 2017)

RECENSIONE – Parlare di un disco del genere oggi, anno domini 2017, in Italia, è un piacere che raramente riusciamo a concederci. Per noi retromaniaci, analogici, cresciuti con un certo tipo di ascolti, amanti di un approccio alla musica caldo, corposo, ad alta fedeltà, questo articolo non è necessario – basta un ascolto veloce per sentirci confortevolmente a casa. Se questo pezzo può essere di una qualche utilità, è proprio per coinvolgere in un abbraccio chi consideriamo (e non dovremmo) altro da noi –  i digitali, quelli dell’ascolto da una botta e via su Spotify – sotto la bandiera di una musica talmente gioiosa ed universale da non poter creare divisioni o barriere di sorta.

Gli Statale 66 hanno lavorato molto per arrivare al traguardo della pubblicazione di Rock Trip Vol. 1, uscito da poco per Goodfellas. Per anni hanno affinato le loro capacità, mettendosi in gioco anche come resident band televisiva, cosa che gli ha permesso di sperimentare e far pratica con le tecniche di registrazione, tutto per tirar fuori un progetto enorme, un viaggio tra le strade del rock di cui questo disco è solo l’inizio (non a caso il Vol. 1), e che si struttura non come un concept album, ma piuttosto come una colonna sonora per le varie fasi della vita (in questo caso, l’adolescenza ed i primi fremiti amorosi).

La forza del disco sta nella sua leggerezza, nell’immediatezza con cui, anche ad un primo ascolto veloce, questi quindici pezzi ci rimangono appiccicati addosso. Tutto il lavoro si regge sull’energia di melodie scintillanti ed estremamente orecchiabili, sostenute da arrangiamenti raffinati in cui è il piccolo ma imprescindibile dettaglio a fare la differenza: un impercettibile cambio di tonalità, un coro, un fiato piazzato esattamente al punto giusto, sono queste le cose che fanno breccia nel cuore e nella mente dell’ascoltatore.

Il lavoro di studio è enorme, si sente che questi pezzi sono stati lavorati e cesellati, per assumere una profondità ed uno spessore sonoro che emerge soltanto dopo reiterati ascolti. Si va dalla pop song in puro stile Brian Wilson (l’iniziale Deja vu da incubo) alla ballata con tanto di piano ‘Lennoniano’ (Dubbi), allo stile mod venato di psichedelia degli Small Faces (Simili Palpiti). Il tutto però, riletto con freschezza ed originalità, ed i testi completamente in italiano aiutano ancor di più a staccare le composizioni dai modelli di riferimento.

Questa prima tappa del viaggio degli Statale 66 ci ha convinto appieno, soprattutto per il non facile compito di convogliare l’immediatezza dell’ascolto alla complessità e la cura per gli arrangiamenti (proprio come facevano i migliori, un volta…), rendendo quest’opera accessibile davvero a tutti. Aspettiamo con ansia le prossime tappe ma, nel frattempo, è estate, siamo innamorati e davanti a noi risplende l’oceano… (Angelo D’Elia)

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