Recensione

Un disco per l’esteta

Ascolta il disco Fuccboi
(Noia dischi, 2017)

RECENSIONE – La traccia di apertura di questo LP d’esordio è Aestetica, il pezzo con cui, oltre un annetto fa, conobbi i Vangarella Country Club. In un certo senso, vi riconobbi subito uno specchio, piccolissimo, di queste ultime due generazioni: quella dei trentenni, come me, e quella dei ventenni come loro, collegate, ormai quasi indissolubilmente, dal fil rouge delle mode e dall’affezione alla nostalgia sotto qualunque forma.

L’appiattimento delle differenze generazionali, ovviamente, non è totale ma su alcuni elementi raggiunge livelli di simbiosi quasi imbarazzanti, come ad esempio nel voler provare per forza nostalgia per qualcosa, come l’adolescenza, cercando di apparire come degli uomini di mezz’età con barbe lunghe, i vestiti a coste e altri particolari che si trovano da pull&bear. È come se avessimo lasciato la post-adolescenza di fretta, diventando subito vecchi, per il solo gusto di provare nostalgia e malinconia per l’età appena terminata e vederla come una chimera lontanissima nel passato.

La scelta stilistico-sonora del duo romano vanta una presenza massiva di suoni decisamente anni Ottanta, che richiama un genere decisamente sottovalutato ma decisamente nostalgico: la Synthwave. Ciò apre il vaso di Pandora dei possibili argomenti riguardo i legami generazionali, inclusa la maniera ironica ed autoironica di raccontarsi che, per esempio, è alla base del pensiero Vaporwave: la post-ironia del rappresentare quello status symbol (come il logo di Windows95 o una statua grecoromana) riproponendolo come elemento prettamente estetico, che crea distanza tra significato reale, ciò che rappresentava e ciò che rappresenta oggi, come se quella cosa non fosse mai passata, ma fosse tutt’ora presente. La Synthwave, dal canto suo, risponde alla domanda: come sarebbe la musica del 2015 se il futuro ipotizzato negli anni ’80 si fosse concretizzato?

I  Vangarella Country Club sono dei perfetti cantori delle difficoltà che legano queste generazioni, a partire dalla scelta estetica decisamente Vaporwave o, per meglio dire l’AESTETICA e la retroironia ad ogni costo. Spesso mi è capitato di vederli accostati ai Cani, credo solo per pigrizia, perché ascoltandoli con attenzione si può cogliere piuttosto un filo conduttore con la linea storica degli Amari. Pensate a Bolognina Revolution e ascoltate Umana o Clickbait. Pensate a come immaginavate il 2015 nel 2005, la musica che si ascoltava a livello indipendente. Era futuribile l’esistenza dei VCC, ma nessuno avrebbe mai immaginato che tutto sarebbe diventato un meme, anzi, nessuno avrebbe mai immaginato l’esistenza dei meme.

La base elettronica, influenzata da chitarre che ora sembrano punk, poi sono quasi glam, un cantato rap sospeso: in principio erano gli Amari, ora sono i Vangarella, ma non necessariamente ciò significa che i secondi siano una copia dei primi, assolutamente, è solo il metodo di comunicazione che usano per raccontare storie completamente diverse della stessa generazione: la nostra.

In Fuccboi tutto ruota intorno alla nostalgia e tutto sembra basato solo sui ricordi. Ma quanti  e quali ricordi può avere un ventenne? Qui entra in gioco una certa ironia, postuma, su ciò che ricordiamo, come Tiziana e la triste vicenda del video, o del gorilla Harembe e del video che includeva la sentenza e l’esecuzione. La nostra memoria è racchiusa in una gif, in un video su youtube (e perché no su youporn?) e lì si ferma, passando di video in video, di gif in gif, nulla rimane impresso nella memoria se non per qualche mese. Fuccboi è un disco che non passerà alla storia, di un genere che non è quasi il genere preferito di nessuno, ma che, alla fine, si lascia ascoltare più e più volte, fino a che, un giorno, ci dimenticheremo di farlo e ci passerà di mente. Un po’ come le canzoni dell’estate, come Despacito o Riccione. Fuccboi è il disco dell’estate dell’esteta. (Simone Vinci)

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