MUSIC FRAMES #1

MUSIC FRAMES – Rubrica di Musica e Cinema a cura di Angelo D’Elia

 

Michael siamo noi

RUBRICA – Se c’è qualcuno in grado di dare un senso al nome di questa rubrica di fresca inaugurazione (Music Frames), quello di John Carpenter è sicuramente tra i nomi più papabili. In pochi, infatti, sono riusciti come lui a rendere il rapporto tra musica ed immagine cosi simbiotico ed assolutamente interdipendente.
L’occasione per tornare a parlare di uno dei registi più influenti e, allo stesso tempo, più dimenticati del nostro tempo, è particolarmente ghiotta. A ben 40 anni dalla sua uscita in sala, ecco che ritorna sul grande schermo quello che ormai è considerato come un vero oggetto di culto, un testo audiovisivo con cui è impensabile non confrontarsi. Signore e signori, nel mese delle streghe, Halloween è tornato a tormentare le nostre notti insonni!

Per soli 3 giorni – 15, 16 e 17 ottobre, qui a Roma purtroppo in una sola sala, quella del Lux – il capolavoro di John Carpenter ritorna in versione restaurata e, a distanza di tanti anni, non ha perso un’oncia della sua potenza visiva e della sua carica d’inquietudine. Perché la maschera senza lineamenti di Michael Myers non ha identità. Myers rappresenta un tipo di orrore ancor più inspiegabile ed ancestrale, un orrore senza volto ed implacabile, che può spuntare fuori in ogni momento, anche in pieno giorno, quando meno te lo aspetti. Michael Myers è la personificazione delle nostre paure più profonde, Michael Myers siamo noi.

Carpenter ce lo suggerisce nella scena d’apertura della pellicola, in cui letteralmente ci mette nei panni del mostro. In questa incredibile sequenza è racchiusa tutta la sua poetica. Già sui titoli di testa, poche note di tastiera suonate in 5/4 dallo stesso Carpenter, ci immergiamo in un’atmosfera di inquietudine e pericolo imminente, memore della lezione di Hitchcock, che con un semplice movimento d’archi riusciva a farci percepire le coltellate inferte nella carne, ma anche del nostro Dario Argento: il tema, infatti, altro non è che una variazione su quello di Profondo Rosso (e Carpenter dimostrerà ancora la sua devozione al regista nostrano in quel piccolo e perverso capolavoro di cinefilia che è Cigarettes Burns, in cui uno dei personaggi maneggia una ‘pizza’ di Profondo Rosso quasi come fosse un oggetto sacro).

Siamo ad Haddoonfield, nell’Illinois: una soggettiva ci porta lentamente all’interno di una tipica villetta a schiera americana, vediamo due persone scambiarsi effusioni sulla porta d’ingresso, a regnare è il silenzio. Entriamo nella casa, entra in campo la mano di un bambino (la nostra mano) che afferra un coltellaccio da un cassetto della cucina, poche cupe note di sintetizzatore irrompono cominciando a creare tensione. In un’altra stanza, afferra una maschera e la indossa, chiudendo ancora di più il nostro campo visivo – e qui Carpenter approfitta per spezzare il piano sequenza, ma senza farcelo percepire, come Hitchcock in Nodo alla Gola – la musica sale ed ascoltiamo anche il respiro regolare del bambino. Saliamo le scale, entriamo in una camera, vediamo la donna che abbiamo visto all’entrata, nuda, è nostra sorella; la musica continua a salire. La accoltelliamo, più e più volte, e corriamo (sempre in soggettiva) fino al piano di sotto e poi fuori casa dove, finalmente, usciamo dalla soggettiva ed un controcampo ci mostra il volto, quasi angelico, del responsabile dell’inspiegabile delitto. La mdp si allontana, la musica, lentamente, sfuma.

In questi pochi minuti, Carpenter getta uno sguardo profondo nel lato più oscuro del nostro inconscio, e lo fa con i mezzi a lui più congeniali, rendendo musica ed immagini indissolubili, espressioni di una mentalità distorta, e consegnando alla storia un momento di cinema puro. Questa esperienza non va vissuta sul freddo monitor di un computer, neanche lo schermo televisivo è forse sufficiente a contenere tale meraviglia: è necessaria la potenza e la magnificenza della sala cinematografica. Quindi, affrettatevi, correte al cinema, fatelo stasera stesso o Michael Myers potrebbe venire a cercarvi, oppure, forse, è già lì con voi: basta guardarvi allo specchio.