Andrea Ruggiero – “Casilino Moonlight Orchestra” | LESTER Andrea Ruggiero – “Casilino Moonlight Orchestra” | LESTER

WORLD MUSIC


Andrea Ruggiero – (foto di Giovanni Marotta)

Int./Est. Torpignattara. Notte

di Ilaria Pantusa

RECENSIONE – Se questa recensione dovessi scriverla come se fosse una sceneggiatura, di certo partirei da una finestra e da una fronte appoggiata sopra, dalle gocce d’acqua aggrappate al vetro e dalla luce dei lampioni che entra prepotentemente dentro. Poi mi sposterei con lo sguardo verso l’esterno e mi affaccerei sui marciapiedi, sulla strada dimentica del traffico giornaliero, sui suoi semafori, sulle rotaie del tram e i motorini parcheggiati alla buona.

È notte in questo Casilino Moonlight Orchestra, il primo disco solista di Andrea Ruggiero, che ha sempre prestato il suo talento e il suo violino a musicisti del calibro di Giorgio Canali, Francesco Di Bella, Paolo Benvegnù, Filippo Gatti e Nada, solo per citarne alcuni, perché l’elenco sarebbe ancor più lungo.
Qui invece fa tutto, o quasi, da solo e rinuncia all’archetto: ogni brano è suonato pizzicando le corde del violino, fino ad ottenere un disco che nel mondo violinistico è un unicum, in quanto “non esiste un album suonato pizzicando il violino dall’inizio alla fine”, come afferma nell’intervista concessa a Lester e pubblicata di recente.

Il risultato sono sei brani suggestivi, che scorrono uno dopo l’altro come se fossero i frammenti di un’unica immagine, nello specifico una fotografia, un po’ come quella che si vede nella copertina del disco che, rappresentando semplicemente una fermata del tram in primo piano e un palazzone sullo sfondo, col titolo dell’album che sembra quasi la scritta al neon di un qualche motel, ci dice esattamente di cosa sono un affresco i sei pezzi che Ruggiero ci offre, quasi a chiudere un cerchio, facendosi essa stessa, la copertina, una traccia in più del disco.

Tor Pignattara infatti si nasconde in ogni corda pizzicata dal musicista, che attraverso la ricerca e la sperimentazione cerca di catturare uno dei quartieri periferici più multiculturali di Roma. Così Ruggiero si fa quasi impressionista e usa tutte le sfumature di Asia che vivono il quartiere, per dipingere attraverso brevi e istantanei cenni quello che si vede, si annusa e si ascolta in una notte qualsiasi. È in questo modo che nascono In via Labico e Sheherazade, quest’ultima di certo una perla insieme a PP con i capelli lunghi, che nel suo citare Accattone non è l’unico omaggio a Pasolini, dato che la chiusura di Casilino Moonlight Orchestra è affidata a In un futuro aprile, che trae spunto da una poesia dell’intellettuale bolognese, Supplica a mia madre.

Oltre al supporto pasoliniano, che in un lavoro che voglia guardare alla periferia è imprescindibile e necessario, c’è spazio anche per la rielaborazione di un classico degli anni ’80, Wonderful Life di Black, qui suonata col violino pizzicato, accompagnato in questo caso da altri strumenti, tra cui i synth, e cantato quasi sottovoce da Andrea Ruggiero, di cui possiamo apprezzare anche le qualità canore.
Ai rumori del quartiere sono dedicati gli ultimi minuti del disco. Nello scrosciare della pioggia prende vita l’immagine della copertina, con le voci che lasciano spazio ai freni di un tram e tornano poi dentro al tram, in una lingua a me sconosciuta che allora diventa musica, insieme agli ultimi passi nel silenzio impossibile di una strada di Roma.

Andrea Ruggiero – “Casilino Moonlight Orchestra”
(Oltre le mura records, 2019)

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