Mimosa “Hurrah” (La Tempesta/Goodfellas, 2018) | LESTER Mimosa “Hurrah” (La Tempesta/Goodfellas, 2018) | LESTER

CANTAUTORATO


Mimosa – (Foto di Laura Penna)

Un urlo di gioia e di vita, tra talento ed eclettismo

di Ilaria Pantusa

RECENSIONE – Il panorama musicale italiano ha davvero tanto da offrire, l’esplosione di artisti emergenti che riescono ad arrivare ad un pubblico sempre più ampio è davanti agli occhi di tutti noi, sia che ascoltiamo con orecchio critico, sia che ascoltiamo per il piacere di godere della musica.
Quel che mi preme sottolineare però è la qualità di molte di queste produzioni, in particolare per quel che riguarda la musica al femminile. In Italia abbiamo artiste giovani e talentuose che stanno a poco a poco esplodendo, capaci di performance live coinvolgenti e intense e dischi ricchi di brani che entrano di diritto nella playlist dei preferiti di Spotify. È successo con Katres, con Priscilla Bei e non poteva non accadere anche con Mimosa Campironi, in arte solo Mimosa.

Hurrah è il secondo disco di un’artista eclettica che, oltre ad essere una musicista e compositrice, è anche un’attrice, e arriva tre anni dopo La terza guerra (2015). Per Hurrah la giovane cantautrice ha composto i dieci brani al pianoforte, arricchendoli con le ritmiche di Andrè Ferrari dei newyorkesi Snarky Puppy, il disco è stato prodotto da Filo Q. e voluto da Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti, che compare anche nella bellissima traccia che chiude il disco, Angeli.

È evidente che l’intento di Mimosa è quello di sorprendere, è un piacere scoprire brano dopo brano che riesce a farlo anche in maniera molto incisiva. L’apertura con Ouverture/Bang! introduce al suo universo personale con un accavallarsi di note che esplodono e si distendono come un’onda. Una scelta coraggiosa in tempi in cui la forma disco si cura sempre meno a vantaggio della forma ‘playlist’, caratterizzata da brani più o meno accattivanti infilati l’uno dietro l’altro in quella che si definisce ‘uscita discografica’, come se fosse un retaggio novecentesco anche un po’ scomodo da portarsi dietro, e infatti questi lavori risultano poco efficaci nell’esprimere un’idea di musica.

Un’idea che a Mimosa invece è ben chiara e manifesta, in modo limpido, negli arrangiamenti e attraverso la sua voce, che riesce a modulare come vuole, perché può permetterselo anche dal vivo: anzi, ci sono brani come Videovita che suonati sul palco acquistano ancora più potenza, grazie anche alle innegabili capacità performative proprie di un’artista a 360 gradi.

Al di là di un talento esplosivo, ci sono anche i contenuti. Hurrah si muove su un terreno intimo, in cui una sensualità di fuoco la fa da padrona (Attentato al cuore, Mordimi forte), ma il mondo non scompare di fronte a due occhi che lo osservano e proprio Videovita contiene in sé una riflessione sui Social, che trasformano anche gli eventi più dolorosi e sconvolgenti in occasioni per ottenere like e condivisioni, facendo perdere di vista l’occasione di ispirare un cambiamento reale.
Hurrah è un disco indubbiamente curato, capace di coinvolgere a livello emotivo grazie a brani come Evoluzione o Pro-memoria e di farsi ascoltare ripetutamente per intero, un urlo di gioia e di vita che si muove fra elettronica e cantautorato e che sa arrivare a destinazione.

Mimosa – “Hurrah”
(La Tempesta/Goodfellas, 2018)

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