Piotta “Interno 7” (La Grande Onda / Artist First, 2018) | LESTER Piotta “Interno 7” (La Grande Onda / Artist First, 2018) | LESTER

RAP / CANTAUTORATO


Piotta

Regolare i conti in sospeso con il tempo

di Federico Ciampi

RECENSIONE – Gli anni passano per tutti. A ricordarlo, invece di un ormai abusato ‘memento mori’ di medievale fattura, mi piace citare la risposta al mitico indovinello della Sfinge, sul mutare del numero di zampe su cui poggia, nel corso della vita, quell’animale che è l’uomo. Discorso di certo generalista, ma è proprio l’universalità delle sensazioni personali ad essere il punto di forza del nuovo disco del Piotta, “Interno 7”.

Immedesimarsi in Tommaso è davvero semplice: immaginate di aver fatto un lungo viaggio, di una vita intera, e tornare alla fine, dopo questo volo eterno, al luogo dove tutto è cominciato, che però è rimasto immutato negli anni. Tutto uguale a com’era, dalle foto nel cassetto, a quel peperone che è rimasto in frigo e che puntualmente ti sei scordato di cucinare: miracolosamente è rimasto indenne, ma sta lì a campeggiare nel refrigeratore come un totem sporco di brina, a ricordarti quanto tu sia rimasto scarso a prepararti qualcosa che sia vagamente diverso da un panino, nonostante tanti anni e mille vite vissute in una sola.

Un’atmosfera così surreale azzanna alla gola: si è assaliti dalle sensazioni a vampate. Rabbia, amarezza, felicità, passione: tutto torna con quel vago sapore di stantio che hanno i ricordi in bianco e nero. Questo è Interno 7: la storia di una vita, di un’evoluzione. È un po’come guardare un film sapendo già il finale. La musica, adattissima all’occasione, è scarna, mai invasiva: sebbene il sottoscritto preferisse di gran lunga la violenta irriverenza rock dei lavori precedenti, qui, dove le parole hanno un peso vero, quell’irruenza sarebbe fuori luogo, inefficace.

E allora va benissimo così: le collaborazioni, da DubFX all’Orchestraccia, sono azzeccatissime. Tutto ha un sapore intimo e vintage; forse un po’ a scapito dell’originalità, ma sicuramente siamo davanti ad un lavoro totalmente puro, svolto da un uomo che in tanti, ad inizio carriera, hanno sottovalutato, tra cui il sottoscritto: vuoi per la scarsa lungimiranza tipica delle medie, ma la mia reazione a SuperCafone era un angosciato roteare gli occhi verso il cielo, che non mi ha permesso di approfondire la maturazione dell’artista. Mea culpa; Piotta ha avuto ben modo di dimostrare quello che era davvero, con il tempo. Un uomo profondo, riflessivo e capace di rendere potenti anche delle sbiadite immagini in bianco e nero. E allora, naufragare nei ricordi può essere piacevole.
Consigliatissimo ai nostalgici, naturalmente.

Piotta – “Interno 7”
(La Grande Onda / Artist First, 2018)

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