I DIARI DELLA KORATELLA #1 | LESTER I DIARI DELLA KORATELLA #1 | LESTER

I DIARI DELLA KORATELLA #1


Artwork di Francesca Dicursi

I DIARI DELLA KORATELLA – Rubrica a tempo determinato a cura di Freddie Koratella

 

INTRO – Una nuova rubrica, un’esperienza inedita ed esaltante, una di quelle operazioni in cui il gruppo di LESTER si rispecchia molto. Comincia da oggi, comincia da qui, la prima rubrica a tempo determinato della storia della… uhm, critica musicale! D’altronde, “attacca jack dove vuole il padrone”.
Accantonata, ma solo per quest’anno, l’idea di riproporre nella sua versione ampia ed originale il Festival Invasione Monobanda, Freddie Koratella, agitatore romano delle più calde notti garage della Capitale, nonché ideatore e custode del suddetto festival, è partito. Dove? Perché? La prima questione ci interessa più della seconda, ché se Freddie è partito, LESTER ancora di più – cioè sarà con lui.

Il caro ‘Agitatore Romano’ porterà LESTER in Sudamerica, dall’altra parte del mondo, in terre per molti versi affini alle nostre, verso mete inusuali per i luoghi comuni, in una pausa spazio-temporale che sa di ricerca di sé, ma tutto e pur sempre a suon di musica. I diari della Koratella: un viaggio lungo 3 mesi, largo non si sa quanto (…), al seguito del nostro ‘Man in the Box’ e del suo racconto garage/punk, da seguire su queste pagine.
Buon viaggio a tutti e soprattutto a te, Freddie: ebbene sì, caro, sei fottuto. Ora tocca a te stupirci!

Pietro Doto

P.S.: Tanto dire ma la verità è una sola, inutile nascondersi: ci siamo accollati. Vogliamo farci i ‘cazzi sua’! E di questo, lo sappiamo, ne sarete lieti in tanti…

***

Il tempo non si ferma
Sao Paulo

di Freddie Koratella

RUBRICAFreddie è in Brasile. Lontano anni luce da tutto quello che in questi ultimi anni è stato il suo pane quotidiano: Roma. Non sto qui a spiegarvi i motivi che mi hanno spinto in questa transoceanica (che forse neanche io so bene)… C’è chi dice che sto scappando, chi dice che sto finalmente prendendo un po’ di tempo per me, chi ancora che ne avevo bisogno e chi, infine, che ho sbagliato le tempistiche. Io so solo che il tempo non si ferma e per i prossimi 3 mesi sarò in Sudamerica. E Lester mi ha chiesto di condividere il mio diario di viaggio. Non potevo tirarmi indietro!

Sabato 2 marzo
Racconto di Sao Paulo per Lester proprio nel momento in cui la sto salutando. Prima, sia per motivi logistici che ambientali, non sono stato in grado di farlo. Mentre vi scrivo sono nella stazione rodoviaria di Tietê aspettando il bus che mi farà svegliare, domani mattina, in un’altra città, dopo circa 10 ore di viaggio notturno. Posso solo iniziare dicendovi che Sao Paulo è una città totalmente unica nella sua diversità. Per ogni cosa che ti sembra di aver capito, la capitale paulista ti beffa mostrando il suo lato diverso ai limiti del contradditorio. Sao Paulo è tante città che respirano dallo stesso polmone.

Piove sempre, almeno una volta al giorno. E non parlo di pioggerellina ma di vere e proprie bombe d’acqua. La città si allaga anche peggio di Roma, ma non si ferma… mai.
Si mangia bene. Devo dire di aver assaggiato un po’ tutti i piatti tipici, dal sandwich con mortadella alle pastel fritte riempite con ogni ben di dio, dalla fagiolada fino al ristorante etnico con un Ramen da leccarsi i baffi, e a prezzi davvero irrisori.

A Sao Paulo c’è una scena musicale da far invidia. In una decina di giorni ci ho messo i dischi cinque volte e ho visto almeno altrettanti concerti. Su tutti vi consiglio The Diggers, Sisters Mintrap, Thee Dirty Rats ed Xtreme Blues Dog. Menzione speciale anche per le olandesi The Gillettes. Inoltre, quotidianamente ho respirato l’odore del leggendario Caffeine: lo studio di registrazione luogo di ritrovo dei rockers cittadini, un vero e proprio epicentro culturale.
A livello di club consiglio vivamente Estudio Lamparina, dove ho passato la maggior parte delle mie serate. Segnalo  anche il Fatiado e Discos (un negozio di dischi che si trasforma in club dopo una certa ora!), entrambi nelle vicinanze della stazione Sumarè della linea verde. Altra menzione particolare per il Mocergo, leggermente fuori città, praticamente Santa Andrea: locale splendido e ottima cachca. Infine, ho comprato dischi in un negozio della Galeria do Rock, tutta robetta ‘brasilera’ che non vedo l’ora di farvi ascoltare.

A Sao Paulo ho dormito in tre posti diversi, in tutti i sensi. Ho iniziato al Nia Domo, un centro culturale ecosostenibile a Villa Maria, in zona nord. Si ricicla tutto e grazie al bagno secco i miei escrementi tra qualche mese saranno fertilizzanti! Una giungla dentro Sao Paulo. In seguito mi sono spostato in località Jardins, in una casa da sogni a due pedalate dal magnifico Parco do Ibirapuera. Il mio ultimo soggiorno è nel Barrio Belenzinho, a Sao Paulo Est, che mi è sembrata molto simile, per temperamento e indole, alla nostra di Roma Est.
Peccato, la lascio proprio mentre incominciavo ad ambientarmi, soprattutto grazie al fatto fondamentale che ad ogni latitudine del globo bisogna girare con le persone giuste – Un ringraziamento speciale a Luis, Roger e Gregor per avermi fatto scoprire anche gli angoli meno battuti della città e a tutte le persone che hanno reso il mio primo impatto con il Brasile veramente esaltante!

Chiudo dicendovi che le cose che più mi hanno impressionato sono state lo skyline e il traffico. Entrambi danno a questa città una dimensione fuori dal tempo… perché chi ha fretta a Sao Paulo è proprio fuori luogo.

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