I DIARI DELLA KORATELLA #2 | LESTER I DIARI DELLA KORATELLA #2 | LESTER

I DIARI DELLA KORATELLA #2


Artwork di Francesca Dicursi

I DIARI DELLA KORATELLA – Rubrica a tempo determinato a cura di Freddie Koratella

 

Leggi la prima puntata I diari della Koratella #1


RUBRICA
Venerdì 14 marzo. Riprendo a scrivere da dove ci eravamo lasciati: Sao Paolo, sempre in una stazione Rodoviaria; questa volta però non è Tietê ma Barra Funda, non è sera ma mattina.
Dalla prima volta che vi ho scritto sono passati 12 giorni che mi sanno tanto di un’eternità. Ho fatto più di 2000 km con i bus e non so quanti a piedi per le strade di Ouro Preto, Belo Horizonte, Vila Vehla, Paraty, attraversando gli stati di Minas Gerais, Espirito Santo e Rio de Janeiro.

Unica costante un cielo che ti sta talmente addosso che sembra d’entrarci dentro.

Ho chiuso un cerchio.

Dopo i giorni esaltanti nella capitale paulista ho affrontato la parte più intimista di questa mia avventura; per tornare all’origine e iniziare poi a scendere verso l’Uruguay, traguardo finale di questo mio viaggio sudamericano. In mezzo c’è di tutto: da paesaggi mozzafiato, a cittadine rimaste intatte dai tempi d’oro del colonialismo, a spiagge con sabbia così densa che ti sembra di camminare sopra del pan grattato. 

Una volta qualcuno mi ha detto che se non sai stare da solo non sai stare nemmeno con gli altri. Aveva ragione; ma la solitudine è molto diversa dalla paura di restare soli.
Ma andiamo con ordine.

OURO PRETO
Arrivo ad Ouro Preto che sono da poco passate le 7 di mattina. Dopo i due giorni di carnevale la cittadina che sorge ai piedi della Serra do Espinhaco è deserta. Un gioiellino di architettura coloniale e barocca con i suoi vicoli in continuo sali e scendi; il tutto è circondato da montagne ricoperte da una fitta foresta. Il colpo d’occhio è di quelli che ti lascia senza parole. Di lì a poco Ouro Preto si sveglia e comincio a capire cosa significa il carnevale in Brasile: follia dalla sera alla mattina e dalla mattina alla sera. Mi faccio rapire dall’entusiasmo e dalle danze anche se questa febbre collettiva non è proprio la musica che più mi influenza. Sarà così per due lunghi giorni – anche se io non tiro mai fino a tardi -, ma vivere l’esperienza del carnevale è comunque una cosa unica che andrebbe provata almeno una volta nella vita.

BELO HORIZONTE
Il martedì grasso mi sposto verso Belo Horizonte, capitale dello stato di Minas Gerais. Il tragitto è breve ma arrivo comunque a notte inoltrata. Non ho affatto belle sensazioni e per la prima volta in terra brasiliana mi si attacca addosso la paura di camminare in strade non propriamente sicure. La puzza di piscio e di merda non ti lascia solo un momento e in giro la gente che incrocio non è proprio il massimo della fiducia: comincio a cagarmi sotto anche io. Arrivo in albergo e faccio un sospiro di sollievo; scoprirò i giorni seguenti che questa zona – vicino alla rodoviaria – è la più malfamata della città e soprannominata ‘Crackland’. Però la mia opinione cambierà totalmente: con la luce del sole Belo Horizonte mi abbaglia. Un posto incredibile.

Incontro Marcelo Crasso (nella foto a destra – n.d.r.) che mi dà le dritte giuste per vivere al meglio questa città. Lui è l’eroe cittadino della scena r’n’r e lo incontro al condominio Arcangelo Maletta. Un palazzo a due passi da Praca della Libertade pieno di negozi e ristoranti che diventa tappa fissa quotidiana; meno folcloristico rispetto al Mercado Municipal, ma anche meno turistico. Su tutti consiglio ‘Xok Xok’, dove mangio uno dei fegati più buoni della mia vita: provare per credere. Sempre in zona Savassi scovo anche ‘Arcevo Discos’, dove passo un paio di ore a parlare e farmi consigliare cosa acquistare dai due simpatici gestori che scopro essere in fissa con Luigi Tenco! Nella mia collezione invece entrano Dany & Dino, Os Incríveis, Jerry Adriani e Marcos Valle & Golden Boys.
Alla fine lascio Belo Horizonte con dispiacere, incantato dai suoi palazzi disegnati, da una cucina divina e dalla consapevolezza che non bisogna mai fermarsi alle prime impressioni.

VILA VELHA
Il lungo percorso che mi porta da Belo Horizonte a Vila Velha da solo basterebbe a racchiudere l’essenza di un viaggio. Attraversando due stati si giunge fino al mare. Non dormo neanche un minuto rapito da tutto quello che scorre dal finestrino. In Brasile la natura è una vera forza della natura. Foreste, fiumi, montagne e infinite piantagioni di caffè mi fanno compagnia in un lungo tragitto di quasi 10 ore.

Una volta arrivato sono distrutto ma non rinuncio a farmi un giro veloce nella parte vecchia di Vitoria; quella al di là del fiume che divide la città in due sezioni distinte. Scopro subito che i brasiliani vivono la spiaggia anche dopo il tramonto. Dopo la passeggiata sul lungomare, rientro in albergo a riposare. I giorni che seguiranno saranno relax e spiaggia: un vero toccasana. Non faccio mai tardissimo e mi godo il mare, cosa che in Italia mi riesce a fatica. Vengo travolto dalla forza dell’oceano capace di trascinarmi in un momento a miglia e miglia di distanza.

Rimango estasiato dal Volleysoccer. Qui ci giocano tutti: uomini, donne, vecchi e bambini. Ammirare le partite all’ombra di una palma, sorseggiando acqua di cocco, diventa uno dei miei passatempi preferiti. Scopro turisticamente che la città è uno dei primi insediamenti portoghesi in Brasile, rilassandomi la sera nel Lanchanote Claudinei, a due passi dall’albergo e proprio di fronte alla Chiesa Igreja Nossa Senhora do Rosario. Qui la birra Brahma e i gustosi piatti diventano un pellegrinaggio continuo. Non faccio in tempo a rilassarmi, però, che è già tempo di riprendere il cammino.

PARATY
L’ultima tappa prima di rientrare a Sao Paulo è Paraty.  Il viaggio in bus è un’odissea ma a conti fatti ne vale la pena. La cittadina dello stato di Rio de Janeiro è un vero paradiso terrestre; la fine dell’estate brasilera la rende non dico vuota ma neanche così piena. Un sogno. Come per Ouro Preto, anche qui il centro storico è rimasto intatto e fermo ai tempi della colonizzazione. Mi godo spiagge semideserte, un sole che brucia la pelle, la natura selvaggia e quei silenzi che sono tanto di compagnia in certe dinamiche di viaggio.

Quando arriva il momento di rientrare a Sao Paulo sono abbronzato, rilassato, rigenerato. Una combinazione che erano anni che non mi capitava di vivere.

Il Brasile è estremo anche per questo.
Obrigado.

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