MUSIC FRAMES #3

MUSIC FRAMES – Rubrica di Musica e Cinema a cura di Angelo D’Elia

 

Delirium tremens: paura del buio, paura del Direttore

RUBRICA – “It’s the most wonderful time of the year”, cantava Andy Williams qualche annetto fa – e di quelli che, da allora, hanno continuato a farlo, si è perso il conto – e come dargli torto. Già vi vedo, ben infagottati, carichi di buoni sentimenti e denaro contante faticosamente guadagnato con sudore per tutto l’anno, ad affollare le strade ben illuminate, a sgomitare davanti le vetrine riccamente addobbate, a ricevere e ricambiare insulti per poter acquistare un costoso bagnoschiuma biologico al patchouli a quella cugina, a quello zio, a quell’ “amica” di cui non fate altro che parlar male per il resto dell’anno.
A Natale, l’amore, il rispetto e la reciproca comprensione si possono comprare, è questo che lo rende così magico.

Avrete ben capito, che l’entità che vi scrive da uno scantinato freddo, maleodorante e mal illuminato, il Grinch se lo mangia a colazione, in un solo sgraziato boccone. In più, un’entità ancor più maligna e spaventosa, a cui ci si appella incautamente con il nome di Direttore – in confronto a lui, Ebenezer Srcooge ha l’integrità morale e la pietas di un Walesa, o di un Landini – mi ha incatenato alla sedia, costringendomi a sragionare su questo folle periodo dell’anno, tentando di consigliarvi o di sconsigliarvi qualcosa, affinchè possiate uscirne vivi, o quantomeno lievemente feriti. Personalmente, non sono sicuro di farcela, le forze cominciano a venirmi meno, l’ultimo tizzone nella caldaia si è appena spento, il Direttore si sta avvicinando, brandisce un attizzatoio, ho freddo e ho paura…

Togliamoci subito il dente: tutti ne parlano, tutti lo hanno visto, ci si aspetta che se ne parli anche in questa sede, e invece io non ho visto Bohemian Rhapsody (sono incatenato, ricordate?). Vi starete chiedendo il perchè. Semplice: io (caricate…) non amo (puntate…) i Queen (FUOCO!!!). Ma, soprattutto, assolutamente non amo i biopic sulle icone del rock in generale. Sono film fatti con lo stampino, che nella maggior parte dei casi si riducono a squallidi bignamini agiografici, incastonati nella solita struttura: “siamo giovani e pieni di talento, aspetta solo che si accorgano di noi…/ Si sono accorti di noi, abbiamo il mondo ai nostri piedi, ma ci droghiamo e scopiamo troppo e le nostre signore si lamentano / Ci siamo rimessi in sesto, e faremo un’esibizione che risolleverà le sorti dell’Universo”.
Le poche pellicole di questo genere che si salvano dalla routine, sono spigolose e ben più problematiche, affrontano le figure di questi incredibili personaggi da angolazioni distorte, poiché è impossibile coglierne in pieno la portata iconica e, sì, culturale (un esempio per tutti, Io non sono qui di Todd Haynes, su Bob Dylan). Se Bohemian Rhapsody si discosta dall’iter su descrittovi, fatemelo sapere.

Ci eravamo lasciati, lo scorso Natale, con il trionfo del nostro ‘Christian Nazionale’ che, come un novello Gesù, ce lo ritrovavamo, uno e trino (o quello era lo Spirito Santo? Devo tornare al catechismo…), protagonista di ben due pellicole e di un’uscita discografica, a sancire una volta per tutte che viviamo in un paese Christiano a tutti gli effetti.  Quest’anno, rieccolo il Figlio d’Arte N.1, a continuare il suo percorso di formazione messianica. Quest’anno si esibisce nel miracolo di Lazzaro, tentando di resuscitare il vecchio compagno di flatulenze di una vita Massimo Boldi – a giudicare dalle interviste che concede ultimamente, deve aver lasciato per strada qualche rotella – con Amici Come Prima, di cui firma anche la regia. Satira bollita sulla senilità, in cui il Cristiano, si traveste da badante donna per accudire un ricchissimo Boldi, che se ne innamora perdutamente (e che tra i due ci fosse del tenero, era chiaro da anni, su!). Modelli di riferimento: Mrs. Doubtfire, Tootsie (e vabbè…) e A Qualcuno Piace Caldo (“Signore perdonami, poiché non so quello che faccio!”). Ma forse, siamo noi a non aver capito nulla, perché, dalle inquadrature di De Sica che, agghindato come Carmen Miranda, danza attorno a massimo Boldi in sedia a rotelle che suona le maracas, si sprigiona una certa forza visionaria, una certa inquietudine lynchiana. Forse questo è il body horror sulla senilità definitivo, forse Christian De Sica è il nuovo David Cronenberg!

E su queste note d’inquietudine, passiamo alle cose serie. Il primo gennaio, con ancora i postumi della triste sbornia della notte precedente, fiondatevi al cinema. Finalmente esce nelle sale italiane il Suspiria di Luca Guadagnino e, onestamente, promette faville. Più che un remake del capolavoro di Dario Argento, una libera interpretazione, dettata dalle sensazioni che Guadagnino ebbe in gioventù dalla perturbante visione di questo vero caposaldo della cinematografia nostrana. L’azione si sposta da Friburgo alla Berlino del 1977 (anno di uscita dell’originale), e Guadagnino, che con la musica ci sa fare – basti pensare all’esaltante utilizzo che fa della Jump Into Fire di Harry Nillsson nel suo A Bigger Splash (solo Scorsese, in Goodfellas era riuscito a fare di meglio) -, ha deciso di affidare la veste sonora della pellicola a Tom Yorke, che ha svolto un lavoro egregio. Vista l’ambientazione ed il periodo storico, l’omaggio alla mirabolante stagione del kraut rock è più che dovuto. Yorke si fa suggestionare dal minimalismo dei Tangerine Dream e del Klaus Schultze più intimista, e da certe sperimentazioni cameristiche dei Popol Vuh, in partiture per pianoforte, archi e sintetizzatori che viaggiano tra il cupo ed il sognante, e quelle poche volte che decide di metterci anche la voce, si vola per davvero. La colonna sonora di Suspiria è già disponibile, in doppio CD o doppio vinile, e regge benissimo anche senza l’aiuto delle immagini. Se proprio dovete farvi un regalo, che sia questo.

Chiudiamo con una chicca. Che Josh Homme sia un simpatico mattacchione è cosa risaputa, e che in America questa cosa del Natale la prendano maledettamente sul serio, pure. Chiunque, in America, ha inciso almeno un ‘Christmas Album’ (da Frank Sinatra a Muddy Waters, financo il Dr. Spock!), e il buon Josh non poteva essere da meno. Un singolo, non un album, per la precisione e, per accompagnarlo in questa follia, un altro losco figuro che risponde al nome di C.W. Stoneking (ne abbiamo parlato proprio con lui, vedrete…!). Hanno tirato fuori una versione di Silent Night che è riuscita a rallegrare, pensate un po’, anche un aspirante suicida come il sottoscritto. E’ proprio qui sotto, ascoltatela!

L’ultima candela si è consumata, sono praticamente al buio, il Direttore è andato a frustare qualcun altro, tenterò di liberarmi a morsi (ho anche tanta fame), se le forze mi reggeranno. Se non dovessimo più rivederci, buon maledetto Natale a tutti!