MUSIC FRAMES #4: Noi Siamo Afterhours | LESTER MUSIC FRAMES #4: Noi Siamo Afterhours | LESTER

MUSIC FRAMES #4

MUSIC FRAMES – Rubrica di Musica e Cinema a cura di Angelo D’Elia

 

Sopravvivere a se stessi

RUBRICA – Bentornati sulle pagine di Music Frames, cari lettrici e lettori vicini e lontani! Se state leggendo, vuol dire, e me ne rallegro, che anche voi siete sopravvissuti, alla baraonda natalizia ed alle ostilità di fine anno. Quindi siete pronti, come il sottoscritto, ad affrontare questo 2019 con rinnovato entusiasmo e spirito di abnegazione! O almeno, è cosi che ce la vogliamo (dobbiamo) raccontare.
Questa volta, voglio segnalarvi un’uscita che farà la gioia di molti, ma che potrebbe far storcere il naso a qualcuno. Il 25 gennaio esce in DVD Noi Siamo Afterhours, il docufilm diretto da Giorgio Testi, che documenta il concerto tenutosi lo scorso 10 aprile al Forum di Assago per celebrare i 30 anni di carriera della band, corredato anche dall’intera registrazione del live, in due CD.

Per gli appassionati di rock di una certa età, da qualche anno a questa parte, il nome di Manuel Agnelli è causa di sensazioni di dolore, delusione e, in qualche caso, d’irrefrenabile ira. Per un’intera generazione (e chi vi scrive, si annovera assolutamente in questa categoria), vedere Manuel in prima serata, agghindato come quell’amica dark che da sempre guardiamo con un misto di curiosità e sospetto, commuoversi di fronte ad un’esibizione di ‘bel canto’, sciorinata da giovinetti/e di bell’aspetto, è stato un duro colpo.

Manuel Agnelli, nel panorama della musica italiana, è stato, inutile negarlo, un’icona: una NOSTRA icona. Ed è per questo che noialtri soffriamo cosi tanto nel vederlo contaminarsi in tali beceri contesti. Ma è questo il punto, non è facile rimanere un’icona, quando si sopravvive a se stessi. Nel mondo del rock, due sono le strade, ed una delle due, è senza ritorno. Sopravvivere può essere anche più difficile. Il corpo decade, la voce cambia, l’impeto giovanile si stempera. C’è la vecchia guardia da compiacere, le nuove leve da arruolare, cercando in qualche modo di rimanere coerenti con se stessi e con la propria voglia di essere ‘adorati’ (il successo è una droga molto potente). C’è chi non regge a questa pressione – la morte di Chris Cornell è una ferita ancora aperta. Rimanere sulla cresta dell’onda può comportare decisioni che possono non piacerci, ma dovremmo comunque sforzarci di comprenderne la logica.

Ah già, ma il film? Beh, testimonia che gli Afterhours non sono poi bolliti come tanti di noi credevano. La scaletta del concerto prende la forma di una vera e propria celebrazione, passando in rassegna tutti i 30 anni di attività della band, facendo avvicendare sul palco chiunque abbia preso parte a questa lunga, ed esaltante avventura. C’è spazio addirittura per il periodo anglofono di Pop Kills Your Soul, con la vecchia formazione riunita e Agnelli che rispolvera la mise di quei tempi (basco rosso, T-shirt dei Looney Toones, un po’ fa ridere, ma fa anche tenerezza). E quando Giorgio Prette prende posto dietro le pelli, sfoggiando una maglietta dei Ritmo Tribale, per noi vecchiacci il tuffo al cuore è inevitabile.

La regia di Giorgio Testi è dinamica e coinvolgente, e testimonia una band in stato di grazia, che dopo 30 anni e vari cambi di formazione, riesce ancora in qualche modo ad emozionare e, diciamolo pure, a tirare su un casino che, nonostante l’esperienza ed il mestiere, in alcuni momenti riesce ancora a risultare genuino e figlio del momento.
Insomma, i fan fidelizzati andranno fuori di testa (anche perché in molti erano presenti di persona), e consiglio ai delusi di dargli un’occhiata. Gli Afterhours sono ancora vivi e vegeti e, tutto sommato, ne siamo felici.

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