WOODY GARDEN #5: Non sono razzista, ma… WOODY GARDEN #5: Non sono razzista, ma…

WOODY GARDEN #5

WOODY GARDEN – Rubrica d’Arte e Fumetti a cura di Marco Pacella

 

L’amara cronaca satirica nelle vignette di Mauro Biani

RUBRICA“Non potevate arrivare, e se arrivate non potete andare. È proprio il movimento che ci dà ansia”. È ciò che dice un fiero yuppie in giacca e cravatta a un ragazzo africano con lo zaino in spalla in un’efficace vignetta firmata da Mauro Biani.

Questa e altre tavole realizzate negli ultimi tre anni sono ora raccolte nel volume La banalità del ma (People, 190 pp., 18 euro). Inedite o pubblicate in origine su “il manifesto” e “L’Espresso”, le tavole satiriche di Biani mostrano la sensibilità con cui l’autore ha da tempo dato forma, seguendo in diretta gli eventi di cronaca, all’ansia, la paranoia, il razzismo esplicito che marchiano con forza il tempo presente. Una profondità dimostrata non solo in ambito satirico e politico, ma anche in passato nei suoi disegni dedicati ai personaggi delle canzoni di Fabrizio de André (Come una specie di sorriso, Stampa Alternativa, 2009).

Come ha scritto Francesco Foti – curatore del volume e autore delle brevi note che contestualizzano e accompagnano le vignette – Biani “senza mai ergersi a giudice, non fa sconti a nessuno”. La sua è infatti una satira che – gramscianamente – parteggia: se l’Italia ha dimenticato la sua storia che è fatta proprio di migrazioni, se i governi che si susseguono mostrano una tragica continuità espressa nel mantra “aiutiamoli a casa loro”, se il dovere dell’accoglienza viene bollato con lo stigma dei “taxi del mare”, il vignettista non può che entrare a gamba tesa nella retorica xenofoba per provare a scardinare il pregiudizio dalle fondamenta. E per farlo, Biani sembra sbattere in faccia al lettore – come in un celebre dipinto di Gauguin – le profonde domande: “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”.

Con uno stile grafico realista, ma asciugato e spogliato di volumi, particolari e ridondanze, Mauro Biani tenta, in pochi scambi di battute o con brevi informazioni tratte dalla cronaca, di fissare le piccole o grandi contraddizioni quotidiane. Sfogliare le sue vignette una dopo l’altra contribuisce quindi a fare di questi lampi tragici e profondi un discorso unico e coerente. In questa successione serrata, migrazioni, povertà, crisi economica e culturale, smettono di essere piccoli momenti catturati in presa diretta per diventare la fotografia più sincera di questo complesso, contraddittorio presente.

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