art rock

St. Vincent

St. Vincent

8 luglio – Roma incontra il mondo
Sensazioni contrastanti in equilibrio, in tutto il loro splendore

A dare sicuro sollievo dai bollori della calda estate romana, sarà sicuramente l’evento che si terrà il prossimo 8 luglio, presso il laghetto di Villa Ada. Cornice già di per sé suggestiva, Villa Ada, con la sua aura a metà strada tra il fiabesco e l’inquieto, non può essere scenario migliore per ospitare una tale artista di calibro internazionale.

Sarà infatti regina indiscussa della notte, la statunitense Annie Erin Clarke in arte St. Vincent. La sua arte carica di contrasti tra avanguardia alternativa e pop raffinato, prosegue quel lungo percorso musicale già intrapreso tempo prima da artisti come David Bowei, David Byrne, Brian Eno e proseguito poi con Björk, Pj Harvey e Portishead.

La musica di St. Vincent svela stati d’animo che rievocano ritornelli wave ed electroshock uterini. È un viaggio mistico che traghetta lo spettatore in una storia fantastica ed eterea, dove il bene e il male, la quiete e la tempesta, la beffa e il rigore, convivono insieme creando sensazioni contrastanti in equilibrio. Così come in un rendez vous inaspettato con se stessi, tra suoni d’alta classe moog, che soffiano soffici venti cupi e battono, profondissimi ma delicati in basso e tastiere in vocoder che fanno da controcanto ipnotico sulla languida e seducente voce di Annie; lei, con la sua elettrica, pare posseduta mentre disegna controtempo riff intrisi di fuzz rotti e shimmer come pad di tastiere.

‘Dronica’ e seducente come Calypso con Ulisse, Annie Erin Clarke, di sicuro non è artista sprovveduta, già nei Polyponic Spree, gruppo sinfonico baroque pop stile brechtiano, ha iniziato la sua carriera solista come St. Vincent nel 2007 con l’album Merry Me, proseguirà con Actor, album ispirato da temi fantastici come il Mago di Oz e Biancaneve e, dopo aver collaborato con David Byrne, nel 2014 è uscita con l’omonimo St. Vincent. Artista di sicuro talento, St. Vincent completa la sua figura con la partecipazione che officiò l’entrata dei Nirvana nella Rock Hall of Fame; furono Grohl e Novoselic che videro in lei una delle degne celebratrici del loro leader e la vollero con loro per cantare Lithium. (Antonio Perruggino)

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