goth stoner metal

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Tremate le Streghe son tornate! E girano per Roma.

Tracce del progetto risalgono al 2013 con Federico Venditti e gli Ossimoro, band dalle venature grunge, cui seguì un inspiegato silenzio. E’ il 2014, un processo ‘metempsicotico’ dà alla luce una nuova entità musicale dalle atmosfere più goth: i Witches Of Doom, con l’album Obey. La componente doom, come subito si evince dal nome, ha sicuramente un ruolo importante nei Witches, ma sono le atmosfere gotiche, a tratti sexy, a dare alla band un sapore originale e nuovo per l’ascoltatore. In Obey le contaminazioni sono volutamente evidenti, man mano che si procede con l’ascolto, il goth diviene il collante che solidifica in un unico corpo le variegate influenze di ogni componente. Si passa da elementi southern e ritmiche serrate tipo Clutch, fino a intramezzi elettronici che cascano su tappeti chitarristici da Black Label Society; le prime due tracce parlano chiaro. Ma quello che impressiona maggiormente della band è l’attitudine musicale vicinissima ai Cult dei tempi di Rain, contaminata da synth alla Moroder; emblematica è Needless Needle.

L’energia che trasmettono le canzoni dei Witches porta l’ascoltatore ad ondeggiarsi in una danza lontana dal pogo lento e lacerante tipico del doom, sembra piuttosto spingerlo in movenze più vicine ad un brano dei Depeche Mode. È come se i Cult si cimentassero in una cover dei Paradise Lost, l’istante è uno spettacolo di noir burlesque, in cui la ballerina in guepiere con tanto di reggicalze, bustino, frustino, tacchi a spillo, viene proprio verso di te e, con sguardo minacciosamente sexy, ti punta quel frustino nero sulla guancia. Tu non puoi che rimanerne completamente avvinto e spregiudicatamente eccitato; è Witches Of Doom.

La poliedricità vocale di Danilo Piludu, passa con originalità attraverso vari registri vocali, da quello sexy ed energico alla Ian Astbury, a quello insinuante tipico di Ozzy, per giungere fino alle tonalità calde e avvolgenti cui ha iniziato l’animo di Peter Steel. Questi elementi consegnano ad Obey, anche grazie all’orchestrazione dei suoi musicisti, la qualità di album eclettico, nella giusta dose che garantisce un buon ascolto e notevoli ritornelli; gradevole anche a chi non è avvezzo al genere, i vari ingredienti non possono lasciare indifferenti orecchie di buon gusto. Uno su tutti l’attitudine stoner, che sembra oggi aver colonizzato la musica come fece il rock n’ roll degli anni ’50. Sembra proprio che lo stoner, nell’anno zero, abbia messo d’accordo le generazioni di musicisti del trentennio precedente, riuscendo a contaminare l’hard rock anni ’70, il metal dagli anni ’80 e le generazioni grunge dei ’90. La sua attitudine dannatamente rock, ha dato nuova consapevolezza ai musicisti e salvato il rock da logiche museali che mummificavano alcuni generi, con il rischio di imbalsamare band nascenti facendole sembrare statue di cera colate al sole. (Antonio Perruggino)

 

Obey
(Sliptrick Records, 2014)

witches of doom 3TRACKLIST

  1. The Betrayal
  2. Witches Of Doom
  3. To The Bone
  4. Needless Needle
  5. Crown Of Thorns
  6. Dance Of The Dead Flies
  7. Rotten To The Core
  8. It’s My Heart (Where I Feel The Cold)
  9. Obey

 

FORMAZIONE

Federico “Fed” Venditti: Chitarra
Jacopo Cartelli: Basso
Danilo “Groova” Piludo: Voce
Andrea “Budi” Budicin: Batteria
Graziano “Eric” Corrado: Tastiere

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