BLUES

Andrea De Luca Blues Trail

Welcome to the International Blues Challenge

 

di Andrea De Luca

Foto di Andrea De Luca e Andrea Merli

Quando ho saputo che sarei stato io a rappresentare la Mojo Station Blues Society e l’Italia all’International Blues Challenge tenutosi a Memphis dal 16 al 20 gennaio 2024, quindi davvero di recente, il mio cuore si è riempito di orgoglio, gratitudine, voglia di fare del mio meglio e un bel po’ di tensione. L’emozione è stata indescrivibile!
Trovarmi in una città significativa come Memphis, tutta abbellita, un po’ come in Italia durante le festività natalizie, oppure passeggiare lungo Beale Street, dove la storia della Musica si è fatta e dove ogni anno si tengono i Blues Music Awards, mi ha letteralmente shockato, in senso buono ovviamente. Mi sono trovato esattamente nel posto in cui da 39 anni si decide chi sono gli artisti di spicco del panorama blues internazionale e mi sono detto: “Bravo Andre’, lo vedi cosa può succedere se spingi sempre senza fermarti mai?”.

Un’altra nota particolare ed inaspettata che ha arricchito questa esperienza eccezionale è stata la neve. Non avrei mai pensato di trovarmi a Memphis in quello scenario: strade innevate, energia pazzesca, un po’ di difficoltà nei trasporti e un gran freddo! Ma in tutti i locali, blues dal vivo, dato che l’IBC è dislocata in una manciata di grandi pub che ospitano la competizione.
È stato come vivere in un film. Eravamo a Memphis e dovevamo competere per l’International Blues Challenge, era proprio così e, il giorno prima del reale inizio della gara, la Blues Foundation è solita organizzare i concerti di showcase in cui tutte le band partecipanti (più di 200), si esibiscono per 45 minuti nei locali di Beale Street.

Per prendere il proverbiale “pass” e tutte le informazioni, abbiamo fatto il “check in” presso la sede della Blues Foundation. Sono stato accolto da Joe Whitmer e dalla moglie Sara con un caldissimo benvenuto. È stato poi bellissimo entrare proprio da Alfred’s on Beale, dove c’era uno degli Showcase e, dopo appena un paio di minuti, sentirsi chiamare per nome dalla presidente della Cascade Blues Association, Rae Gordon, che mi ha subito invitato come ospite d’onore al concerto mensile della loro Blues Union che si sarebbe tenuto a Portland all’inizio di febbraio. Ho vissuto lì per un paio di mesi in passato, ho conosciuto molti artisti davvero super ospitali e siamo molto amici. Questo mi ha fatto sentire ancora di più a casa.

Il debutto a Memphis è stato uno show molto tirato, Blues-Rock per intenderci, il power trio dell’IBC2024 con Alessandro Canè al basso ed Andrea Merli alla batteria è stato esplosivo. Volevo infatti ringraziarli per aver supportato il mio progetto artistico con forza ed entusiasmo. Una bella sensazione: il concerto ha funzionato, è stato divertente ed è piaciuto. Ci tengo inoltre a ringraziare Bill Asher e sua moglie Jessica per avermi spedito una bellissima Electro Hawaiian Jr, di un colore perfetto con lo scenario innevato: Vintage White! Mi hanno dimostrato, ancora una volta, il significato reale delle parole “collaborazione” e “supporto reciproco” che spesso gli artisti italiani trovano negli States.
Sul palco dell’Alfred’s ho presentato per la prima volta live il brano “I Got To Cry For Peace” che ho scritto alla fine del 2023 contro la guerra Israelo-palestinese. Poterlo suonare all’International Blues Challenge ha significato molto per me, trovarmi a spiegare l’origine del brano, il motivo per cui l’ho scritto, condividerlo con il pubblico dei locali, ha riscosso un ottimo consenso, abbastanza da ricevere più di qualche applauso per questo. In ogni caso, il primo concerto è andato benissimo, il palco aveva un ottimo suono e ci siamo divertiti.

Adesso bisognava prepararsi ad affrontare la reale competizione che sarebbe iniziata proprio il giorno dopo, infatti, il 17 gennaio 2024, avremmo calcato il palco del Flying Saucer, dove 10 band si sarebbero susseguite per un totale di 25 minuti ad esibizione, con la giuria della Blues Foundation proprio al primo tavolo distante circa 30/40 cm da noi. La tensione? Tanta, alimentata anche dalla lunga attesa per suonare. Malgrado questo è stato interessante vedere quante realtà blues diverse esistono in tutto il mondo.
Verso metà serata saliamo sul palco mentre uno dei membri della giuria della Blues Foundation ci presenta, attacchiamo le nostre cose, tutto funziona: iniziamo! E in quel momento la Musica ha preso il sopravvento. Dall’Italia, e precisamente da Sant’Antioco, nel sud della Sardegna, mi sono trovato a Memphis a competere all’International Blues Challenge. Suonare per centinaia di persone raccolte nei locali di Beale Street, tutti lì proprio perché appassionati di Blues, perché il Blues è la musica che più li fa sognare; ascoltatori così presenti ed attenti: una merce ormai rara. È stata una vera fortuna, un’impagabile energia di ritorno, qualcosa che carica e responsabilizza, incoraggia e terrorizza, bellezza.

La prima data dei quarti di finale si era conclusa: ora ci aspettava la seconda esibizione, il giorno successivo, nello stesso locale, con le stesse band, ma con giuria e ordine in gara completamente diversi, con uno spirito più incline a “Stasera si fa davvero sul serio”. Oltretutto, ad una prima lettura del programma dei concerti, non avevo visto che avremmo chiuso la seconda serata salendo sul palco alle 22:15 del 18 gennaio con i nostri 25 minuti di fuoco e fiamme. Proprio il brano “I Got To Cry For Peace” in apertura e il resto della scaletta è stato un susseguirsi dei miei brani più popolari e significativi come “Get Back To Life”, che ho scritto appena ventenne, ed “Alone”, che invece ho scritto a 16 anni. Ricordo benissimo la serata in cui scrissi il testo di questo brano dal sapore country-rock. Stavo facendo le prove con uno dei miei gruppi, ero a via Pisino nel quartiere Villa Gordiani dove sono cresciuto, che è stato un posto storico per il Blues a Roma, un agglomerato di garage in cui più band avevano trasformato il posto auto in affitto in una sala prove. Avevamo mangiato la solita pizza e ho pensato bene di scrivere il testo del brano proprio sul cartone della mia Margherita. A quei tempi non avrei mai pensato di riuscire a portare quella canzone proprio all’International Blues Challenge.

La seconda esibizione è stata più tesa e aggressiva data la naturale tensione accumulata dopo 8 ore di attesa al Flying Saucer. Durante il set ho deciso di presentare anche un brano ancora inedito, “Fresh Off The Boat Blues”, che racconta la mia prima esperienza nella città di Portland, quando avevo barattato ospitalità con l’aiuto per un trasloco alla fine del quale la ragazza con cui mi ero messo d’accordo mi ha letteralmente lasciato in mezzo ad una strada, con la mia valigia, la mia chitarra ed il mio amplificatore. Che storia blues…
Il secondo round dei quarti di finale dell’I.B.C. era finito, esausti ma soddisfatti siamo rientrati in motel. Almeno sei, a mio parere, le band che avrebbero dovuto accedere alla fase successiva della competizione, grandi band e grandi bluesman, ma il regolamento prevede il passaggio di 4 gruppi per girone.
Poco dopo l’una di notte sono stati annunciati i gruppi che avrebbero proceduto alle semifinali e purtroppo Andrea De Luca non era nella lista. Devo dire che l’atmosfera è stata tremendamente simile a quella dell’eliminazione della Nazionale ai Mondiali di calcio, quel silenzio, quella sensazione di impotenza. Penso che la maturità di un artista sta anche nell’essere più o meno in grado di incassare una sconfitta e non farsi influenzare troppo negativamente. Abbiamo gareggiato contro una totalità di band Made in Usa, il girone era duro, considerando che come avversari abbiamo avuto dei vincitori pluripremiati. Qualche settimana dopo, inoltre, la Blues Foundation ci ha comunicato punteggio e commenti dei giudici, un grandissimo risultato sia per la graduatoria sia per le impressioni della giuria che ha apprezzato il mio show incentrato sulla chitarra Lap Steel, strumento su cui mi sto concentrando molto da qualche anno.

A Memphis la neve si stava finalmente sciogliendo e l’allerta meteo era quasi completamente rientrata, si ricominciava a viaggiare bene. Con un’altra inestimabile esperienza nello zaino, iniziavano i preparativi per una profonda immersione nel sud degli Stati Uniti. Queste le tappe: Greenwood, Indianola, Clarksdale e Bentonia, parlando del Mississippi, poi New Orleans, Chicago e, per finire, la mia amata Portland. Ma questo ve lo racconterò poi.
I miei più calorosi ringraziamenti vanno a Gianluca Diana e Pietropaolo Maroncelli (Mojo Station – Il Blues e le sue culture), la Mojo Station Blues Society per avermi supportato e guidato lungo questo tour indimenticabile.

***

 

Pin It on Pinterest

Share This