ROCK


Il Pretesto (foto di Luca Orlando)


Raffaele Doronzo ci racconta perché “la distrazione è un male dei nostri tempi”

di Ilaria Pantusa

INTERVISTA – Ci sono le idee, ci sono i messaggi, c’è l’introspezione e c’è la sperimentazione. Il Pretesto, giovane band romana formata da Raffaele Doronzo, Stefano Doronzo e Alessio Luigi Dastoli, esordisce con un disco, Distratta-Mente (Alka Record Label, 2020), che fin dal primo ascolto cattura l’attenzione e coinvolge l’emotività. Su questa stessa linea si muove il video di Gente distratta, girato a Ferrara da Ilaria Passiatore e che racconta l’emblematica storia di Paul Ehibhatiomhan, un uomo che arriva in Italia dalla Nigeria e dopo anni di sacrifici riesce a farsi raggiungere dalla sua famiglia, mentre nel 2015 diventa a suo modo famoso, sventando una rapina in un Mediaworld della città emiliana. Gente distratta mostra quello che è il punto di forza dell’intero lavoro: avere qualcosa da dire e farlo con potenza espressiva e originalità, andando a lavorare su sonorità contemporanee che non nascondono il loro debito con il rock, mentre il cantato si trasforma in un parlato melodico che accompagna le strofe e dà alle parole maggior corposità.
Con l’intervista a Raffaele Doronzo, il cantante e chitarrista de Il Pretesto, abbiamo potuto approfondire il discorso su Distratta-Mente.

Partiamo subito dal video di Gente distratta: come nasce l’idea di raccontare la storia di Paul?
L’idea di raccontare la sua storia nasce dal tema che abbiamo voluto trattare nel brano. Abbiamo cercato di parlare di una problematica attuale, l’odio razziale e di conseguenza la difficoltà di accettare i cambiamenti e le novità. La storia di Paul ci è venuta incontro in modo naturale, perché lo abbiamo conosciuto mentre registravamo il disco a Ferrara e ci ha raccontato di sé. Attraverso Paul abbiamo cercato di rendere più semplice e immediato il messaggio che volevamo trasmettere. Lui ha affrontato, come molte altre persone, tante difficoltà nella sua vita, e non demordendo è riuscito nei suoi intenti. Da qui il nòcciolo del nostro messaggio, che è quello di non mollare mai e di continuare a sperare. (Continua…)

 

 

Chi è la Gente distratta?
Un po’ tutti noi siamo la gente distratta. È la società stessa in cui viviamo ad essere tremendamente caotica e frenetica. Noi siamo immersi nella distrazione che si genera, il che comporta superficialità, mediocrità e paura. L’unica soluzione per poterne uscire, a nostro parere, è quella di una presa di coscienza di sé stessi. Dobbiamo tornare all’introspezione e alla capacità di riflettere e ragionare, prendendoci tutto il tempo per farlo.

Il tema della distrazione è presente anche nel titolo del vostro primo disco appena uscito, Distratta-Mente. Cos’è che ci distrae oggi?
La distrazione è un male dei nostri tempi. Ci porta inevitabilmente altri problemi, che diventano sempre più grandi, perché se siamo distratti perdiamo di vista ciò che conta, non impariamo più dai nostri errori, ma anzi, sbagliando si viene solo tagliati fuori da tutto e non si hanno più seconde possibilità. Inoltre, la distrazione ci porta ad una mancata visione globale, ci perdiamo e ci demoralizziamo, innescando un circolo vizioso.
Oggi, ciò che ci distrae è la finzione: ci viene detto che tutto è semplice e facile e siamo diventati individualisti. Non esiste più il senso di collettività, esiste unicamente il binomio profitto-carriera, e questo inevitabilmente ci porta a pensare che tutto sia facile. Ecco perché stiamo sbagliando.

C’è un pezzo, Condanna, in cui canti che col dolore ci balli ad una festa, il che fa pensare ad un rapporto ambiguo col dolore, nel senso che questo potrebbe significare tanto che lo ignori quanto che lo affronti, ambiguità che mi sembra di ritrovare anche in Vorrei cambiare canale alla tua voce, quando canti “e qualcosa continua sempre a farmi male”. C’è questa ambiguità? La distrazione serve a sfuggire dal dolore?
La distrazione può servire a fuggire dal dolore, ma questo non significa aver trovato una cura ad esso, significa semplicemente girargli attorno. Il filo conduttore tra i due brani che hai citato è la rinuncia a combattere per una propria idea. In Condanna un altro verso importante è “Fallisco in modo riprovevole per non sentirmi troppo al di sopra delle aspettative”. Questo fa proprio capire quanto è facile essere mediocri ed auto-sabotarsi piuttosto che aspirare a qualcosa di migliore per emergere e primeggiare. (Continua…)

Foto di Luca Orlando

Parliamo adesso delle sonorità di Distratta-Mente: contemporanee, tendenti all’oscurità e quindi in linea con l’introspezione presente nei testi, caratterizzano in modo preciso l’identità e lo stile de Il Pretesto. Come siete arrivati a questo? Qual è stato il vostro percorso?
Per tanti anni abbiamo suonato rock e hard rock con influenze punk, però tengo sempre a dire che la musica – come l’arte in generale – è emozione, e le emozioni nel tempo possono variare. Ad un certo punto abbiamo capito che dovevamo trovare nuove sonorità e per fare questo album non ci abbiamo messo cinque minuti. Due anni sono stati ricchi di esperienze, prove, sperimentazioni. Abbiamo tentato di unire suoni contemporanei a qualcosa di più classico, perciò abbiamo sperimentato le fusioni e di conseguenza abbiamo ammorbidito e reso un po’ più contemporanea la nostra musica. Abbiamo anche voluto sperimentare il parlato nelle strofe. Certamente un parlato melodico, ma lo abbiamo voluto per mandare un messaggio più esplicito e diretto.

Optare per il concept è una scelta controcorrente rispetto alle tendenze attuali degli artisti emergenti, che privilegiano la forma dell’album-playlist. Distratta-Mente invece si discosta da questa strada…
Quando abbiamo tirato su questa band è perché volevamo dire delle cose, avevamo delle idee e volevamo farle arrivare a più persone possibile. Fare un album è un modo per raccogliere queste idee, che ovviamente hanno un filo conduttore. Nei prossimi album, che stiamo già per partorire, parleremo di altre tematiche, ma l’intenzione è proprio quella di legare ad ogni disco un tema, il che lo trovo appropriato, perché non si tratta di una raccolta di canzoni, ma di idee.

Quali sono i vostri punti di riferimento musicali?
Venendo tutti e tre da tre sfere diverse che vanno dal punk all’hard-rock al metal, i nostri punti di riferimento sono piuttosto datati e sono da cercare nella musica anni ’70 e ’80. Per quanto riguarda me, ho attinto tanto dal pop italiano degli anni ’70, come Battisti, dal rock e dal funky italiano, come Vasco e Zucchero. Magari il batterista ha più una vena punk, perciò ha concentrato la sua attenzione su Sex Pistols o, tra gli italiani, i Punkreas. Il bassista ha riferimenti più metal che possono averlo influenzato maggiormente. Abbiamo fuso le nostre conoscenze musicali e abbiamo raggiunto lo stesso obiettivo.

Cosa significa pubblicare il primo disco quando, a causa della pandemia, non lo si può promuovere con i sistemi tradizionali?
Essendo il nostro primo album, ci sembra anche questa un’esperienza, una sperimentazione. È la prima volta che mi capita di sfruttare così tanto il web e speriamo che i risultati siano positivi.

Un’ultima domanda: che progetti avete al momento?
Quando la situazione pandemica sarà terminata, o comunque ammorbidita, contiamo di portare sui palchi l’album e, contestualmente, vorremmo cominciare a registrare un nuovo disco. Continueremo a produrre, anche perché i brani ci sono.

Tornerete a Ferrara?
Sì, anche perché lì abbiamo trovato una situazione ottimale sia per la creatività che per il lavoro in studio, e a questo proposito vorrei tanto ringraziare Michele Guberti, di Massaga Produzioni, che ci ha prodotto, e Massimiliano Lambertini di Alka Record Label. Senza loro due, che hanno dato credito alle nostre idee, queste sarebbero rimaste nella nostra testa, mentre grazie a loro le abbiamo messe per iscritto.

Foto di Luca Orlando

***

 

Pin It on Pinterest

Share This