PSYCH ROCK


Black Snake Moan – foto di Giovanni Marotta


The ceremony is about to begin

 

di Angelo D’Elia

RECENSIONE – La Phantasmagoria era un tipo di spettacolo che si serviva del contrasto tra luci ed ombre per proiettare, e quindi rendere visibili, creature fantastiche e spaventose, immagini strane e deformi, strettamente connesse all’inconscio di chi, seduto nell’oscurità, assisteva a questa onirica rappresentazione. Già dal titolo dell’ultimo lavoro di Marco Contestabile alias Black Snake Moan, possiamo dedurne atmosfera ed approccio all’ascolto: quindi abbassate le luci, accendete incenso e candele, il viaggio sta per iniziare.

C’è stata una sostanziale evoluzione rispetto al già valido disco d’esordio Spiritual Awakening. Si avverte la mano di una produzione più matura, ed il sound in generale è più ricco di sfumature, ma allo stesso tempo al servizio di composizioni dal tono e dall’atmosfera decisamente più introspettiva rispetto al passato. Se volessimo giocare a se ti piace ascolta anche, i punti di riferimento andrebbero rintracciati sicuramente dalle parti del filone della neo-psichedelia, qualcosa che fluttua tra i Black Angels ed i Brian Jonestown Massacre più narcotizzanti, il tutto approcciato con quell’attitudine sciamanica che ci fa intendere che il ragazzo, i Doors (esplicitamente omaggiati nell’ultima traccia Night of Stone), li ha ascoltati, li ha amati e soprattutto li ha assimilati.

Difficile scegliere una traccia in particolare da menzionare, per un lavoro che va affrontato come un unicum, un flusso continuo, una spirale che porta all’ipnosi. Qui sta l’originalità che rende questo lavoro differente da tante produzioni ascrivibili alla su citata scena neo-psichedelica. Laddove, in genere, in questi lavori c’è una tendenza a saturare i suoni, per ricreare quell’effetto di straniamento oppiaceo (che spesso si traduce soltanto in confusione e cacofonia), Black Snake lavora di sottrazione. Maneggia le sue chitarre con estrema cura, tirando fuori un sound pulito, ma estremamente ricco ed avvolgente, in composizioni circolari, dove la chitarra viene utilizzata per lo più per creare un tappeto percussivo, in perfetta simbiosi con una vocalità ormai profonda e duttile (e da questo punto di vista, sì, si può ancora parlare di blues).

Un gran lavoro, 32 minuti che scorrono via come se fossero 2 e che invitano ad un riascolto compulsivo. Possiamo solo immaginare cosa riservi il futuro a questo talentuoso ragazzo di Tarquinia, che ha deciso di espandere i propri orizzonti, e che con il duro lavoro è arrivato – lo ha appena annunciato – a rappresentare il nostro paese all’International Blues Challenge che si terrà a Memphis. Noi gli auguriamo buona fortuna e voi, nel frattempo, spegnete le luci e ascoltate questo disco nel supporto che preferite, ma ascoltatelo, ne vale la pena.

 

Black Snake Moan – “Phantasmagoria”
(La Tempesta Records, 2019)

 

 

Pin It on Pinterest

Share This