FOLK ROCK


Il Muro del Canto – (Foto di Tamara Casula)

La paura di una Roma indifferente

di Marco Pacella

RECENSIONE – Dal generale al particolare, poi di nuovo rapidamente via, verso qualcosa di più grande, di collettivo. La narrazione, meglio, la Storia che passa attraverso i testi de Il Muro del Canto conserva saldamente questo doppio movimento, apparentemente contraddittorio, centrifugo e centripeto, anche in L’amore mio non more, quarto album della band capitolina, appena pubblicato da Goodfellas.

Nel particolare rientra, ad esempio, la città di Roma. Piccoli pregi nascosti, enormi difetti da stigmatizzare; eppure la Capitale, sembra dire la band attraverso la voce baritonale e inconfondibile di Daniele Coccia Paifelman, ha molto da raccontare se ti fermi a leggere fra le pieghe della sua eterna e controversa storia.
Il folk rock del Muro, miscelando assieme il disincanto satirico degli stornellatori, la visione collettiva della canzone di lotta non solo italiana e i bagliori poetici del miglior cantautorato, ha ormai raggiunto quella maturità che serve a raccontare questa città difficile – ‘maledetta’, come nell’omonimo brano – senza il rischio di scivolare nella trita retorica da bar.

Ironici o seri, ispirati o diretti, i brani de L’amore mio non more – in cui alle consuete liriche in romanesco si affiancano stavolta anche due testi in italiano, l’ottima ballata Stoica, una delle tracce migliori in scaletta, e Il tempo perso, caratterizzata dalla voce narrante di Alessandro Pieravanti – tentano però anche di svincolarsi dai limiti autoimposti dal Grande Raccordo Anulare per provare a captare quei segnali d’allarme che interessano l’intero (presunto e presuntuoso) Belpaese. Ed è questo ciò che crea, come accennavamo, il movimento centripeto. Sopraffazione, intolleranza, fetidi aliti di razzismo, sono storture tanto romane quanto, ahinoi, nazionali.

Roma “faccia da zoccola” (Reggime er gioco), sotto questi riflettori attenti, può ben essere elevata a metafora più grande di un momento storico e un contesto sociale. Fino a concludere, riecheggiando inevitabilmente Antonio Gramsci: “Ma non è la Roma maledetta quella che ce fa paura e nemmeno quella delinquente. La Roma che ce fa paura è la Roma indifferente”.

Il Muro del Canto – “L’amore mio non more”
(Goodfellas, 2018)