REGGAE / JAZZ

Francesco Mascio ed Emiliano Candida

Francesco Mascio ed Emiliano Candida

 

Jaggae, Jazz in Reggae & Reggae in Jazz: il nuovo cd di Francesco Mascio ed Emiliano Candida

Ascolta il disco Jaggae
(FilibustaRecords, 2017)

JaggaeRECENSIONE – Mettiamola così: sei a casa, ammiri con orgoglio la tua collezione di cd ma non sai quale scegliere. Avresti voglia di reggae, jazz, blues, fusion e, magari, anche un po’ di folk e di manouche. Ma più di tutto hai voglia di viaggiare, almeno con la fantasia. Di chiudere gli occhi, aprire la finestra e volare in un luogo caraibico per poi saltare a New Orleans, dimenticando la monotonia e lo stress di una lunga giornata e trovare pace e calore.
Tutto questo è Jaggae, il nuovo album di Francesco Mascio ed Emiliano Candida, amici ed entrambi chitarristi, pubblicato da Filibusta Records.

Trovare una definizione per Jaggae è praticamente impossibile, o meglio, una fatica inutile. Al limite, si potrebbe definire World Music, ma non sarebbe corretto. L’intento dichiarato (anche nel titolo) dei due chitarristi era quello di unire il jazz al reggae ma, forse inconsapevolmente, sono andati ben oltre. Il risultato è una fusione armonica di linguaggi, esperienze e sensibilità musicali che crea un suono unico nel suo “non-genere”.
Enjoy, prima traccia dell’album, si apre con il suono di un didgeridoo che ci porta indietro di secoli mentre in pochi secondi le chitarre si tuffano nel mare e nel sole dei caraibi. Il secondo brano, Bongo Man, ospita la tromba dal sapore decisamente jazz di Angelo Olivieri, mentre la terza traccia è una originalissima rivisitazione della celebre Caravan di Duke Ellington su un ritmo ska con incursioni blues. Altra cover è Buffalo Soldier. In questo caso, il raggae di Bob Marley indossa un abito nuovo che ne esalta la melodia grazie al dialogo pacato e ispirato delle chitarre (classica) di Francesco ed (elettrica) di Emiliano. Nel pezzo successivo, Incontro Stoppato, le percussioni di Alberto Maroni Biroldi accompagnano il suono fusion e moderno delle chitarre mentre nella penultima traccia, come annuncia il titolo Swing Gitan l’atmosfera diventa tipicamente jazz manouche. Nel brano, la malinconia delle note si lascia trasportare da continui cambi di ritmo e ci porta sulla panchina di un parco francese a osservare le foglie colorate d’autunno.
L’ultima traccia è Guinea Ska e il connubio fra raggae e jazz è leggero e perfetto: un ritorno alle origini, alle radici comuni di molti altri generi. Un’espressione gioiosa e solare di unione, occasione per esplicitare il significato di fondo del disco, anche se già implicito in ogni nota dellostesso. Nell’ultima parte del brano, infatti, una voce ci saluta così: “Si gioca, ci si diverte, si trasmette amore … uniamoci … senza confini di razza di sesso, di genere … scalzi ma felici”

Un messaggio di pace, gioia, amore, espressione del sodalizio artistico e spirituale di due amici che riescono a farci emozionare abbattendo barriere e creando legami tra stili, sonorità e tradizioni (solo apparentemente) diverse. (Nello D’Orazi)

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