Pop / Cantautorato

giorgio poi

Giorgio Poi

Leggerezza profonda

Ascolta il disco Fa Niente
(Bomba Dischi, 2017)

fa nienteIn uno spazio esclusivo come quello delle recensioni, dedicato unicamente agli artisti della Capitale, di tanto in tanto apriremo le porte a proposte che provengono dal suolo nazionale ma, condizione imprescindibile, sono prodotte da etichette romane. (N.d.R.)

***

RECENSIONE – È uscito venerdì 10 febbraio l’esordio del giovane cantautore novarese Giorgio Poi, dal titolo Fa Niente. Il disco è stato prodotto dalla casa discografica Bomba Dischi (nuovo laboratorio di talenti musicali, già produttrice di Calcutta, Pop X e Adriano Viterbini), in collaborazione con la Universal Music Italia.

Storie nostalgiche e malinconiche, scritte in quattro mura di un appartamento lontano dagli occhi indiscreti del mondo, sono le protagoniste indiscusse del disco d’esordio del giovane Poi. Interamente cantato in italiano, il disco contiene brani che raccontano vicende di vita privata, impreziositi da sonorità profonde che l’artista ha saputo modellare a proprio piacimento. Un giusto mix di musica e parole che accompagnano l’ascoltatore in un immaginario intimo e personale.

Nove brani sognanti, al cui interno le rime dei testi si intrecciano alla perfezione con melodie semplici, colorate dai suoni fusion della chitarra e dai groove profondi del basso e della batteria. Una cascata di suoni leggeri e mai scontati esprimono tutta la vena artistica di Giorgio Poi. Un disco limpido, ben fatto, senza grosse pretese musicali è quello che presenta al pubblico.
La scelta di utilizzare un sound ‘psichedelico’ dall’inizio alla fine dell’album potrebbe rendere l’ascolto monotono ma sicuramente ha permesso all’artista di sperimentare con maggior flessibilità, rendendosi libero di poter arrangiare qualsiasi cosa sul solito stile musicale, sottolineando così l’importanza delle parole a discapito dei virtuosismi musicali, inesistenti nel disco.

La comprensione dei testi il più delle volte non è chiara, eccetto per Niente di Strano, dove il tema centrale dell’abbandono sentimentale – lei che scappa da lui – è ovviamente intuibile. Quasi tutti i testi mettono insieme un mix di immagini connesse tra loro da un sottilissimo filo narrativo che solo l’artista potrebbe spiegare – gli esempi più chiari sono i brani Tubature e Acqua Minerale – ma del resto, come dice lo stesso titolo del disco… fa niente! (Antonio Ciruolo)

Pin It on Pinterest