LESTER PIÙ #9

LESTER PIÙ – I Sensi si mischiano e si confondono, si assegnano ruoli inediti e subentri. L’udito che non ha mai visto, ci vede di più. Che si tratti di Letteratura, Cinema o Arti Figurative, abbiamo una patologia, che ci costringe nell’essere Umani curiosamente completi, che si muovono in ampi spazi culturali. Solo che, ogni volta che fronteggiamo un’opera d’arte, abbiamo una colonna sonora ad hoc che parte. Autonoma. Soprattutto a Roma. Tranquilli: contiamo anche di segnalarvi gli eventi che provocano grandi acuti della nostra disfunzione. Per sentirsi meno soli. Rubrica a cura di Marco Pacella e Angelo D’Elia

 

Patchanka di Natale – Rompere col passato per guardare al futuro

La saga di Star Wars ha sempre avuto l’esemplare merito di veicolare grandi messaggi in maniera semplice, accattivante e, soprattutto, fruibile ad ogni età. Esempio: “Luke, non ho ucciso tuo padre, IO sono tuo padre!” e tu, piccolo bambino credulone e romantico (ma ancora privo di due baffi da uomo) ti rendi improvvisamente conto che il Bene ed il Male possono essere due facce della stessa medaglia.
C’è una scena emblematica, nell’ultimo Star Wars – Gli ultimi Jedi, che conferma che questa tendenza è stata mantenuta anche nel nuovo corso: Rey e Luke Skywalker, sull’alto di una scogliera, due generazioni a confronto, da una parte la modernità dall’altra la tradizione. Rey passa a Luke la sua spada laser, come per sancire un passaggio di testimone. Luke la prende e, senza neanche guardarla, la getta dietro di sé, nel vuoto. Questo piccolo, eclatante gesto, è innanzitutto un atto politico. Bisogna confrontarsi con il passato, ma poi è necessario lasciarselo alle spalle, per poter permettere al nuovo di esprimersi al meglio delle sue possibilità.

Roba forte, rivoluzionaria, comunicata nel più classico dei blockbuster natalizi. Dai tempi di Dickens, la malinconia che pervade le feste di Natale (“a Natale, mentre tanti aprono i regali, altrettanti si aprono le vene” recitava la più geniale delle battute di quel classico anti-natalizio che è Gremlins), rende perfetto questo particolare periodo dell’anno per trarre un bilancio. L’Italia, è risaputo, è un paese fortemente legato alle proprie tradizioni, dove esistono i giovani, ed i “veri giovani” (probabilmente l’unico paese al mondo), dove si è nel fiore dell’età fino ad un giorno prima della propria morte, a 92 anni suonati.

Incarnazione perfetta di questo tipo di mentalità – che affossa questo paese da circa 30 anni a questa parte – può essere il faccione ammiccante e sornione di Christian De Sica. Figlio d’arte, attore d’indubbio mestiere (non stiamo qui a sindacare sulla qualità della recitazione, ma piuttosto su ciò che il personaggio rappresenta), espressione massima del maschio alfa italiano, arraffone e troumbeur des femmes (diretta emanazione della maschera che Alberto Sordi ha indossato per tutta la vita). Ce lo ritroviamo, anno domini 2017, uno e trino, protagonista del panorama cinematografico e musicale di questa tristissima fine di annata.

Lo troviamo nei panni del cafone arricchito, con acconciatura di chiara derivazione trumpiana, nel goffo tentativo di fantapolitica all’acqua di rose della commedia natalizia Poveri ma ricchissimi (in cui la famigerata famiglia Tucci tramuta in maniera totalmente arbitraria il suo paesello d’origine in stato indipendente e, quindi, in paradiso fiscale). Rieccolo, giovane e baldanzoso, poi maturo e fascinoso, nel clip show (perché, come diceva Matt Groening, quando non si hanno più idee, si ricorre al clip show) firmato Paolo Ruffini Super Vacanze di Natale, celebrazione sotto forma di Blob di 35 anni di mediocrità cinematografica, meglio identificabile sotto la dicitura di cinepanettone (termine ormai entrato a far parte dei dizionari della lingua italiana, in quanto fenomeno di costume). Come se non bastasse, se provate ad entrare in una Feltrinelli qualsiasi, troverete in filodiffusione e in bella vista all’entrata, con tanto di cartonato in scala 1 a 1, le copie del suo progetto natalizio Merry  Christian, in cui il nostro “ragazzo” si rimette in gioco nelle vesti di consumato perfomer swing, reinterpretando una vasta selezione di classici di Natale.

Charles Dickens, con il suo Canto di Natale, ci metteva di fronte ad un percorso di redenzione: lo Spirito del Natale Passato ci ricordava la bellezza e la semplicità dell’infanzia, lo Spirito del Natale Presente ci mostrava la miseria e il cinismo di quello che saremmo diventati, lo Spirito del Natale Futuro fungeva da monito, perchè, continuando cosi, saremmo andati incontro ad un destino di tristezza, morte e solitudine. In questo quadro generale, è come se avessimo ricevuto le visite degli spiriti del natale Passato e Presente, senza però voler accogliere l’insegnamento dello Spirito del Natale Futuro: insomma, se in questo paese esiste ancora un mercato per un disco di canzoni di natale di Christian De Sica, se se ne parla nei cosiddetti salotti buoni, se viene sponsorizzato sulle emittenti nazionali, non c’è davvero più speranza per noi.

Bisogna rompere con il passato per guardare al futuro e mi permetto di concludere questo delirio sconclusionato con il fulgido esempio di uno dei nostri Padri Nobili, profeta, pioniere e cavaliere elettrico per la salvezza di noi tutti: Neil Young. Artista prolifico se ce n’è uno, ha deciso di concedere a noi comuni mortali il più bel regalo di Natale che sia mai stato concepito. Da qualche settimana è on line il sito The Neil Young Archives, che raccoglie ogni registrazione che il Nostro abbia mai inciso. E quale modo migliore per lasciarsi definitivamente il passato alle spalle, se non donarlo completamente, senza filtro alcuno (ed in maniera totalmente gratuita) ai suoi fan. Questa è l’espressione più lucida della visione di un artista continuamente in evoluzione: nessun best of, nessun bootleg da cercare disperatamente sul mercato estero a prezzi esorbitanti, è tutto li, visibile e raggiungibile per chi volesse addentrarsi. Questa si chiama onestà, ed è per questo che gli vogliamo cosi bene.

Chi vi scrive, è ancora perso nell’immensità di questi meravigliosi archivi, ed è cosi che affronterà la foga e la tristezza di queste feste, fantasticando su un fantomatico Babbo Neil Young, che scenda da un immaginario camino sulle note del tema di Dead Man, e che mi si sieda accanto per guardare, con sorriso amaro, Una Poltrona per Due.
Buon Natale a tutti voi! (Angelo D’Elia)