MONDO FETICCIO #2

Mondo Feticcio

MONDO FETICCIO – Filantropiche dissertazioni, isterie, visioni e connessioni che attraversano e analizzano il mondo della musica raccontando di possibili incastri, risvolti temporali, tra nuove e vecchie retoriche ma anche tra altro e altro ancora. Purché viaggi su vinile.

Rubrica a cura di Angelo Maneri

 

Streetnoise (1969)

Streetnoise“Un giorno mi chiama Chas Chandler, il bassista degli Animals, proponendomi di assumere nei Trinity un chitarrista di cui si era messo a fare il manager, un certo Jimi Hendrix. Mi spiegò che era un bluesman, al che gli risposi che un chitarrista ce l’avevo già e che i Trinity avevano già scelto la loro direzione musicale. Accettai però di ospitarlo in una delle nostre serate per una jam session. In quell’occasione mi illustrò gli accordi di una canzone che non conoscevo, ‘Hey Joe’. Quella sera vennero a vederlo Jeff Beck, Alvin Lee ed Eric Clapton. Rimasero tutti scioccati. Dopo la sua esibizione Clapton, sconsolato, continuava a ripetere: sono finito!”. *

Te ne vai in giro, a un’ora improponibile della notte, in una delle città dei sogni, maledettamente fortunato come solo un’inconsapevole può esserlo. Beh, tra le mura antiche, i palazzi vecchi, l’acciaio, il catrame e la plastica cerchi il motivo di tutta questa meraviglia, l’imprescindibile senso che rende il tutto così armonioso e stabile, il rumore che unisce, il suono che rassicura. La città ha il dono delle vie, la croce dei clacson in delirio e la delizia dei silenzi inaspettati, improvvisi, come agognate tempeste equatoriali. Ha il dono delle urla esagerate, figlie di tragedie e di pazzie, di gioie incontenibili e di follie. La città può donarti la solitudine più estrema e la certezza di qualcun altro da incontrare, può regalare speranza e disillusione in un tempo che può sembrare lo stesso, la città sarà sempre imprevedibile, inafferrabile.

La sensazione dell’addentrarsi si fa totale, nella notte in città, i sensi si allineano per il caos, tutto può accadere. Te ne vai in giro, e non capisci per quale cazzo di motivo Streetnoise (1969) possa essere un disco ancora così poco venerato in Italia. Il discorso parte dall’attiva e prolifica collaborazione di Brian Auger con Zucchero e altri artisti italiani e finisce al perché un capolavoro così assoluto della musica non sia riproposto molto più spesso dalle radio nazionali, finendo per non diventare quel punto di discussione che meriterebbe di essere. Sì, perché il discorso parte anche dall’attiva e prolifica collaborazione di Brian Auger con John Mclaughlin, Rick Laird, John Mayall, Jeff Beck, Jimy Hendrix e tanti altri… E con Julie Driscoll, meravigliosa cantante e musicista ancora in frenetica, jazzistica attività. Cosa che rende lui uno dei più grandi “hammondisti” mai esistiti e lei una delle più grandi voci femminili di tutti i tempi.

Streetnoise è il disco che racchiude tutto. Ovviamente pezzi originali, e sette cover, delirante e splendida rivisitazione in chiavi differenti, dal pop al funky rock più tirato, dal jazz al rithm’n’blues, dalla psichedelia al gospel. Nina Simone, The Doors, Miles Davis, Laura Nyro, gli omaggiati, in più splendidi capolavori come Czechoslovakia, Ellis Island, Look In The Eye Of The World, Vauxhall To Lambeth Bridge, perle che disegnano il rumore di una via, che accompagnano la poliedrica malinconia delle esistenze che la attraversano, per caso, per abitudine.
Tanti stati d’animo accompagnano il rumore di una via, che spesso è il tragitto breve ma intenso che ci separa da una giornaliera meta. Il disco procede in un altalenante e meraviglioso andirivieni, decadente e sontuoso ritratto di qualcosa che ci appartiene comunque, quando te ne vai in giro, a un’ora improponibile della notte, in una delle città dei sogni.

* Intervista a Brian Auger di Alfredo Marziano

“This new set will prove a breathtaking surprise. To those who have not heard the group, it will serve as an exciting introduction. The thing about this album is that the people writing and playing these songs are very intelligent folks, as intelligent as, say, the Jefferson Airplane; yet somehow they also have that down-home quality when and where it counts. And that chick is just too much… We can look forward to worthwhile and potentially-important things from this group”. (Lester Bangs, September 6th, 1969)

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