PUNK / NEW WAVE

Peter Hook & The Light

Peter Hook & The Light

 

La ‘Sostanza’ dei Joy Division e dei New Order a Roma, per una notte

07 aprile 2017 – Quirinetta

LIVE REPORT – Già dall’annuncio dato i primi di dicembre scorso, era evidente che la data romana di Peter Hook & The Light sarebbe stata un successo. E così è stato.
Davanti ad una sala, quella del Quirinetta, piena come raramente capita di vedere (se non un sold out, poco c’è mancato), l’eccellente bassista di Manchester si è esibito assieme alla sua attuale formazione, The Light, che vede tra le proprie fila anche il figlio di Hook, Jack Bates. Neanche a dirlo, anche lui bassista. Figlio d’arte, come si dice, che non sembra aver risentito negativamente di una presenza così importante come quella del padre. Anzi, un musicista perfettamente integrato nella band, che contribuisce in maniera determinante alla riuscita di un suono potente come quello che ha spettinato i presenti per quasi tre ore di concerto.

La formula della serata, già proposta fuori dalla nostra penisola e migliorata col tempo, è stata semplice ed efficace allo stesso tempo. Suonare i due album di hits che riportano lo stesso nome: Substance.
Usciti a distanza di un anno l’uno dall’altro, il primo conteneva i successi dei New Order, mentre l’altro era incentrato sulla discografia dei Joy Division del compianto Ian Curtis. Naturalmente è impossibile ricreare la magia che lo sfortunato leader riusciva ad infondere con la sua voce e le sue convulse movenze. Eppure Hooky, come viene chiamato dai fan più affezionati, è riuscito a ricreare uno show di altissimo livello, anche grazie ad una formazione che vanta nomi di prim’ordine.

Poi, lo stile musicale di Hook, con quelle linee di basso che hanno infiammato intere generazioni, il vero trade union della serata. La varietà del pubblico è stata evidente già dall’ingresso in sala con ragazzi giovanissimi che hanno cantato e ballato a fianco dei fan della prima ora.
La prima parte dello spettacolo è stata dedicata al repertorio dei New Order, dai primi lavori che risentivano ancora molto dei suoni dei Joy Division, alle successive produzioni. Su tutti, la hit per eccellenza: Blu Monday, che neanche a dirlo ha scatenato una vera e propria pandemia danzante, collettiva e travolgente.

Dopo una breve pausa, sono tornate le atmosfere cupe e opprimenti del periodo in cui il bassista di Manchester affiancava il disarmante Ian. È qui che Peter Hook si è maggiormente aperto alle parti vocali. Impossibile arrivare al pathos di Curtis, è chiaro, ma ogni singola nota è una botta di adrenalina che porta con sé un carico emotivo senza pari. Anche in questo caso, sono state le intramontabili hits a far letteralmente impazzire il pubblico. Prima la combo Transmission / She’s Lost Control. Poi, in chiusura, la splendida Love Will Tear Us Apart .

Per tutta la durata dello spettacolo, per le linee vocali Hook è stato brillantemente sostenuto da David Potts, con lui dai tempi dei Revenge e dei Monaco. L’unica nota stonata della serata, infatti, è stato sentire Hooky un po’ giù di tono. Per il resto, tanta energia, tanto spettacolo e tantissime emozioni. E soprattutto una band capace di rendere degno omaggio ad un repertorio che ha fatto la storia degli anni ‘80 e che ancora oggi continua ad affascinare intere generazioni. Un concerto pazzesco, che ha fatto rivivere i fasti dell’epoca d’oro del post-punk e della new wave. Per una notte, un vero tuffo nel passato. Poi tutti a casa, con un pizzico di nostalgia e, ahimè, tanta stanchezza nelle ossa. Ma ne è valsa la pena! (F.DiG.)

Peter Hook & The Light

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